Il racconto di chi il carcere lo vive come tutti gli altri. La vicenda Corona e quella giustizia che a volte sa di farsa.

Corona prega
Corona prega (Facebook)

La vicenda che negli ultimi tempi riguarda Fabrizio Corona, sempre al centro delle cronache nostrane, riguarda ancor più da vicino, un mondo, un contesto, spesso poco raccontato, approfondito, indagato. Il carcere e Fabrizio Corona, una storia, un rapporto, al quale gli italiani sono abituati, loro malgrado. Corona che esce, poi rientra, poi da spettacolo, poi ri-esce e da ancora spettacolo, un continuo recitare, insomma, che a questo punto, non si comprende bene a chi giovi davvero.

In redazione arriva una mail. Pietro ci scrive da Rebibbia,il carcere di Roma, e nelle sue parole, attraverso ciò che scrive, si riesce a percepire il disagio di chi vive davvero una situazione al limite, che si scontra con l’immagine di un personaggio pubblico pronto a spettacolarizzare ogni aspetto della sua vita quotidiana, dentro e fuori dal carcere. Corona incuriosisce, indigna e forse fa anche riflettere. Certo, su cosa sia giusto o meno fare, in certe situazioni, in certe condizioni.

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“Ogni giorno qui a Rebibbia – scrive nella sua mail Pietro –  qualcuno ci prova, si taglia, prova ad impiccarsi con l’accortezza che vicino ci sia pronto qualcuno a salvarlo e da di matto perché quando entri in carcere ti dicono di provarci, se riesci a farti dare l’incompatibilità con il carcere, può essere che riesci a fare i domiciliari. Se io riuscissi ad ottenere i domiciliari – spiega, ma non ho il coraggio di simulare un suicidio – raggiungerei il grande sogno di rivedere le mie figlie: sono 3 anni che non le vedo se non ai colloqui quando non c’era il covid, e mi mancano tanto.

L’esperienza di chi vive realmente il carcere, senza attenzioni e telecamere risulta abbastanza diverso da quella “verità” che gli stessi media vorrebbero passasse. La prima domanda che viene in mente è: come fa ad essere pubblicata una foto sua mentre prega in carcere quando dal carcere non possono uscire foto di detenuti? E tante altre ce ne sarebbero. Perché, per esempio, giornali e artisti hanno preso pubblicamente le difese di Corona tralasciando le miglia di carcerati che vivono in sovraffollamento lontani da libertà e affetti.

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Pietro, torna sulla vicenda Corona e su quanto in questi giorni passa in tv e sui giornali in merito alla condizione dell’ex incubo dei vip: “Tutto concordato con gli avvocati e il ricordo di cosa gli dicevano in carcere a proposito di incompatibilità. Parere mio, certo. Io credo che Corona sia un’offesa a tutte quelle persone che davvero si sono uccise per il mal di vivere, lontano da tutto e tutti, in solitudine, senza clamori o finzioni, e sono tanti credetemi, anche ragazzi giovanissimi. Qui anche una guardia si è tolta la vita, un uomo buono e gentile con tutti, troppo gentile per questo mondo.