A partire dal 1° luglio sarà possibile beneficiare dell’assegno unico per i figli. Una misura particolarmente attesa, che tuttavia non conviene a tutti.

crescere figlio in Italia
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L’impatto del covid sulle nostre vite porta a cambiare molte nostre abitudini. A partire dal distanziamento sociale, passando per la mascherina, fino ad arrivare alle varie chiusure, sono tanti gli accorgimenti a cui dover prestare attenzione. Una situazione che comporta delle complicazioni sia per quanto riguarda i rapporti personali che quelli economici. Molte attività sono chiuse, con le famiglie alle prese con grandi difficoltà nell’affrontare le varie spese. Il governo ha quindi deciso di offrire varie forme di aiuto, come ad esempio il bonus baby sitter e i congedi parentali, ma anche contributi a fondo perduto a sostegno delle imprese maggiormente colpite dalla crisi in corso e altre forme di agevolazioni.

In attesa di scoprire quali altre misure verranno approvate dall’esecutivo a guida Draghi, vi è un altro tema che continua a suscitare particolare interesse, ovvero quello dell’assegno unico familiare. Tale misura, ricordiamo, vedrà il suo debutto a partire dal prossimo 1° luglio e sarà erogata a partire dal 7° mese di gravidanza fino a 21 anni. Una vera e propria novità, che porta con sé anche alcuni dubbi. In particolare sono in molti a chiedersi quale sarà l’effettivo impatto dal punto di vista economico, ma soprattutto chi ci guadagna e chi ci perde. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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Assegno unico per i figli, il momento della verità: chi ci perde

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L’assegno unico per i figli è ufficialmente legge, con il governo che ha quindi tre mesi di tempo per riuscire a definire con precisione i criteri di calcolo. Stando alle prime simulazioni, ricordiamo, l’importo di tale misura sarà pari a massimo 250 euro al mese, di cui una parte fissa e una variabile. Quest’ultima, infatti, varia in base all’ISEE del soggetto beneficiario. Verrà erogato a favore di tutti i lavoratori, sia dipendenti, che autonomi e incapienti, con figli fino all’età di 21 anni. Entrando nei dettagli, fino a 18 anni l’assegno sarà totalmente corrisposto, mentre dai 18 ai 21 anni verrà erogato in misura ridotta e solamente se in possesso di determinati requisiti.

A tal fine, infatti, il figlio deve frequentare l’università, un corso professionale, oppure svolgere un tirocinio, servizio civile o un lavoro per cui percepisce un reddito basso. Una riforma, quello dell’assegno unico per i figli, che porta con sé qualche perplessità. In particolare a guadagnarci saranno i lavoratori autonomi e gli incapienti, che fino a questo momento non hanno mai potuto ricevere gli assegni per il nucleo familiare. Queste categorie lavorative, ricordiamo, dovrebbero ricevere un assegno diretto da parte dell’Inps, mentre i lavoratori dipendenti dovrebbero fare i conti con un credito d’imposta. In questo modo, quindi, il credito verrebbe calcolato solamente in fase di dichiarazione dei redditi

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Ma non solo, stando ad alcuni calcoli, si stima che si dovrà fare i conti con una perdita pari a circa 380 euro all’anno rispetto agli attuali assegni famigliari. Al momento, comunque, si tratta semplicemente di simulazioni. Non resta quindi che attendere le prossime settimane e vedere quali saranno gli effettivi criteri di calcolo e chi ci perderà o guadagnerà.