Introdotta per garantire il mantenimento del tenore di vita in seguito alla morte di un congiunto pensionato, in alcuni casi l’importo della pensione di reversibilità  può subire un taglio del 50%.

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La pensione si rivela essere un importante traguardo dopo tanti anni alle prese con i vari impegni lavorativi. In tal senso interesserà sapere che, in caso di morte, tale sussidio viene garantito ai propri famigliari, se aventi diritto, al fine di permettere loro di mantenere lo stesso tenore di vita. Si tratta, come è noto, della cosiddetta pensione di reversibilità, istituita come forma di protezione per i superstiti.

Considerata come una fonte di reddito a tutti gli effetti, è possibile beneficiare delle relative detrazioni. Ma non solo, per poter beneficiare di tale sussidio bisogna essere in possesso di determinati requisiti. A tal proposito è bene ricordare che in alcune circostanze si può assistere ad un taglio dell’assegno, con l’importo della pensione di reversibilità che si riduce del 50%. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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Pensione di reversibilità, attenti ai tagli: in quali casi l’assegno si riduce del 50%

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Come già detto per avere diritto alla pensione di reversibilità bisogna essere in possesso di determinati requisiti. Oltre a quelli legati al grado di parentela, bisogna fare i conti anche con alcuni requisiti di tipo economico. In particolare in alcune circostanze si può addirittura assistere ad un taglio del 50% dell’importo.

L’importo della pensione di reversibilità, infatti, non è fisso. Oltre alle variazioni conseguenti gli adeguamenti periodici che risentono dell’andamento dell’inflazione, si deve prendere in considerazione anche il reddito del soggetto beneficiario del trattamento. Supponiamo che si tratti ad esempio del coniuge, quest’ultimo potrebbe dover fare i conti con un ricalcolo nel caso in cui risulti titolare di redditi personali superiori a 33.512,70 euro.

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In questo caso, infatti, l’importo della pensione di reversibilità viene dimezzato. Ciò si verifica quando il reddito personale del beneficiario supera di cinque volte il trattamento minimo. Come si evince dalla circolare INPS n. 148/2020, ricordiamo, nel 2021 il valore del trattamento minimo è pari a 6.702,54 euro per 13 mensilità.