Il professor Mario Caligiuri ha parlato ai nostri microfoni del suo ultimo libro. Un viaggio tra intelligence e disinformazione.

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Prof. Mario Caligiuri (Fonte: Facebook)

L’intelligence nell’anno del Covid. Uno sguardo sulle ombre della disinformazione. Questo è il titolo completo dell’ultimo libro del professor Mario Caligiuri. edito da Santelli Editore. Quest’ultimo è un professore associato, che collabora con diverse università italiane pubbliche e private, tra cui spicca La Sapienza di Roma. Ha pubblicato una ventina di saggi, dove vengono affrontati soprattutto e principalmente i temi della comunicazione, dell’educazione e dell’intelligence.

Questo suo ultimo libro una sorta di vera e propria raccolta di saggi estremamente attuale E che si sofferma in primis sul ruolo dell’intelligence in questa situazione pandemica, ma che analizza anche altri aspetti. Insomma, probabilmente è un qualcosa che aiuta a capire ancor di più come, quello che stiamo vivendo da ormai più di un anno, rappresenti un vero e proprio spartiacque per il nostro tempo. A parlarne ai nostri microfoni è stato lo stesso autore, che ha spiegato com’è nata l’idea di questo libro e si è soffermato su delle questioni di estrema importanza e rilevanza.

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L’intelligence nell’anno del Covid ESCLUSIVA Mario Caligiuri: “Vi spiego la vera disinformazione”

(Fonte. Pixabay)

Com’è nata l’idea di scrivere un libro su una tematica così importante e delicata?

“Credo che quello che sta accadendo con il Coronavirus sia l’immagine perfetta e l’emblema della società della disinformazione. Questa si basa principalmente su due aspetti: l’eccesso di informazione da un lato e il basso livello sostanziale d’istruzione dall’altro. Questo crea un cortocircuito cognitivo che allontana le persone dalla comprensione della realtà. Trovo che sia inutile inondare i cittadini di informazioni tecniche, specialistiche e molto spesso anche in contraddizione. Non si può pretendere che il cittadino poi possa spiegarsi ciò che sta accadendo. Penso sia invece necessario e importante comprendere, ma noi dovremmo essere in grado di cogliere le informazioni rilevanti per capire ciò che sta accadendo. Ed ecco che l’intelligence in questa situazione ha un ruolo fondamentale, perché aiuta a selezionare e analizzare le informazioni realmente importanti”.

Come si può combattere la disinformazione, tenendo conto anche di strumenti, come i social network, dove questa finisce per dilagare? 

“Non sono completamente d’accordo. Diciamo che è vero solo in parte. La vera disinformazione è infatti quella che arriva dalle tv di stato e dai giornali di élite. E attraverso quest’ultima che si crea la manipolazione delle coscienze“.

Qual può essere il ruolo dell’intelligence in una situazione pandemica come quella che stiamo vivendo da circa un anno?

Con il termine intelligence si indicano tante cose. In primis definiamo i servizi segreti, ma anche le forze di polizia che operano in questa direzione. Ma con questa parola individuiamo anche un metodo di trattazione, che tra l’altro utilizziamo tutti in svariate circostanze. In questo quadro l’intelligence ha un ruolo decisivo, perché serve per la comprensione della realtà“.

Dando uno sguardo al comunicato stampa di presentazione del libro mi ha colpito una frase: l’intelligence avrebbe dovuto cogliere l’importanza della comparsa del virus, anche se in un certo senso lo ha anche anticipato. Ecco in quale modo l’intelligence può cogliere la comparsa di un virus e anticiparlo?

Sicuramente analizzando i dati. Tante volte è stato scritto che uno dei possibili rischi del futuro sarebbe stata una pandemia. Per esempio, il Consiglio Nazionale dell’Intelligence statunitense, ha messo nero su bianco questa possibilità. Non a caso George Bush jr. chiese al Congresso uno stanziamento di 7,5 miliardi di dollari per poter prevenire la pandemia. Però non venne ritenuto attuale questo problema e non venne concesso. Ma ci sono stati anche libri scritti da medici, tra cui quello di Hans Rosling. Non si è però ritenuto attuale questo rischio”.

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A questo punto la domanda viene spontanea: perché se si sapeva non è stato  fatto nulla per prevenire?

“Perché era un’eventualità, così come lo è l’arrivo di una meteorite o degli alieni. Non era un problema certo e i Governi affrontano i problemi certi“.

Questa pandemia può cambiare il mondo dell’intelligence, ma soprattutto il modo in cui questa viene concepita dall’esterno?

Cultura dell’intelligence significa cultura della sicurezza, dell’analisi, dell’informazione ed è uno strumento fondamentale per comprendere la realtà. L’intelligence per me andrebbe insegnata dalla scuola elementare in poi. Questo è quello che sto cercando di fare con la società italiana dell’intelligence: farla diventare una materia accademica, come accade in altri Paesi“.

Insomma, si può dire che, dietro questo libro, c’è l’obiettivo di far diventare l’intelligence oggetto d’interesse e far capire che questa materia andrebbe insegnata, perché aiuta a comprendere eventi passati, presenti e futuri?

Il punto è proprio questo. L’intelligence ci aiuta a essere in connessione con il proprio tempo. E questo avviene quando siamo in grado di collegare il passato con il presente, ipotizzando così il futuro.  In secondo luogo può essere usata  l’immagine dei surfisti che stanno sulla cresta dell’onda e, pur essendo instabili, guardano più lontano. L’intelligence è un punto di incontro, un insieme di saperi, di scienze e di competenze: scienze politiche, relazioni internazionali, medicina, statistica, filosofia, storia, leggi e tanto altro. Può davvero esser definita il punto più pregiato della conoscenza”.