Vecchie console, videogiochi di cui esistono pochissime copie: alcuni di questi pezzi rari possono valere cifre a tre zeri.

Videogiochi
Foto di Alexandra da Pixabay

Solo tre nomi: Nintendo 64, Sega Mega Drive e Sega Master System. Tre ma potrebbero essere infinitamente di più. Perché quando si parla di vecchie console, dal mitico Pong fino alle ultramoderne versioni di Playstation, il limite tra passione e nostalgia è talmente sottile da farle sembrare quasi una cosa sola. Pensare a quei videogiochi oggi significa quasi prendere coscienza dei tempi che cambiano. Un tempo c’è chi si è entusiasmato muovendo i joystick che guidavano la lineetta bianca di Pong. Uno dei videogame padri, essenziale quanto innovativo per l’epoca (primi anni Settanta) in cui fu rilasciato.

E poi i game box. Chi è almeno sulla quarantina ci avrà giocato sicuramente, nelle mitiche sale giochi assieme agli amici. Dai picchiaduro alle primissime versioni del calcio, partite da pochi minuti, fino a qualcosa di più semplice come l’ice hockey o gli sparatutto. Antesignani dei modernissimi videogiochi in 3D, infinitamente più essenziali ma in grado di regalare momenti di svago, ironia e di relax forse meno impegnativi ma sicuramente divertenti. Del resto, come ricorda bene chi ha giocato a Monkey Island sulle versioni Dos di Microsfot, bisognava innanzitutto ricordarsi che si trattava solo di un gioco. 

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Altra cosa che fa riflettere, in un’epoca in cui gli smartphone fanno miracoli (tecnologici naturalmente) e le avventure grafiche sembrano roba da preistoria, è quanto possano valere alcuni di quei giochi lì. Quelli che non si trovano sui siti specializzati in versioni emulator, scomparsi perché non adattabili ai processori moderni o semplicemente perché soppiantati da nuove versioni, relegando le prime a materia da appassionati. Ecco, forse non tutti sanno che possederne alcuni equivarrebbe davvero ad avere una fortuna a forma di Floppy o di Cd.

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Con Nintendo Campus Challenge, ad esempio, siamo ai primissimi dei Novanta e si parla di quella che fu una vecchia competizione di videogiochi che coinvolse ben 60 campus. Di quel game oggi se ne conosce una copia sola, venduta l’ultima volta a quasi 19 mila euro. E che dire di Atlantis II? Non parliamo di cent’anni fa (uscì nel 1999) ma le copie sono limitatissime, visto che fu messo in palio come premio. A oggi quelle copie varrebbero più o meno 7 mila euro. Decisamente più alte le cifre di 1990 Nintendo World Championship. Simile a Campus Challenge, non si sa quante copie ce ne siano in giro. Fatto sta che possono valere fra 14 mila e 20 mila euro.

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Si sale ancora con titoli come Stadium Events, datato 1986, che fu venduto (ancora sigillato nella confezione) per 38 mila euro. Altri 30 mila li vale Birthday Mania, del quale ne esistono appena due copie (fra quelle conosciute). Di Gamma Attack, invece, esiste una copia sola. Anche perché fu rilasciato solo per pochissime cartucce e oggi è quindi pressoché introvabile. Si pensi che l’unica copia attualmente in giro fu venduta tredici anni fa (2008) a qualcosa come 460 mila euro. Roba da far girare la testa. Anzi, i circuiti.