Economia mondiale in crisi, ma la vendita di armi prosegue

Tantissime industrie sono in crisi a causa della pandemia Covid, ma ce ne sono altre che vanno bene, come quelle della vendita di armi

Economia mondiale in crisi, ma la vendita di armi prosegue
Un compratore di armi (Fonte foto: web)

Stando all’ultimo rapporto stilato dal SIPRI, la vendita delle armi nel mondo, non è variata negli utlimi cinque anni, rispetto al quinquennio 2011-2015. L’ultimo rapporto, riguarda nello specifico il quinquennio 2016-2020. Il totale resterebbe stabile, perché se è vero che c’è stato un aumento delle esportazioni di Stati Uniti, Francia e Germania è altrettanto vero che Cina e Russia le hanno abbassate.

Per quanto riguarda l’Italia, i Paesi che scelgono il nostro per rifornirsi di armi, sono soprattutto Turchia, col 18%, Egitto, 17% e Pakistan, 7,2%. Attualmente, l’Italia è al diciannovesimo posto tra i maggiori esportatori di armi al mondo, quindi aumentando le cifre rispetto agli anni 2011-2015. I più grandi esportatori di armi, comunque, restano gli Stati Uniti, alzando dal 32 al 37% le loro vendite negli ultimi cinque anni.

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Vendita delle armi: come procede a livello mondiale

Se esultano gli USA, i rivali storici della Russia non fanno altrettanto: nell’ultimo quinquennio la loro vendita di armi si è abbassata del 22% rispetto a quello scorso. Bene invece la Francia, che aumenta le sue esportazioni del 44%, e la Germania che sale del 21%.

Il quinto maggior esportatore di armi al mondo è la Cina, che esporta il 5,2% delle armi mondiali, e che però ha abbassato le proprie esportazioni del 7,8 per cento. I principali importi cinesi, avvengono in Bangladesh, Algeria e Pakistan. Gran calo invece della Gran Bretagna, che perde persino il 27%.

A vincere la classifica dell’aumento di esportazioni dell’ultimo quinquennio, è la Corea del Sud, col 210%. Altri rialzi si sono realizzati nel Medio Oriente, con il 25% in più negli ultimi cinque anni, rispetto al 2011-2015. Se gli Emirati Arabi Uniti scendono del 37%, ci sono forti aumenti da parte di Qatar e Arabia Saudita, rispettivamente +361% e +61%.