Lockdown totale, studia solo chi ha il pc: e tutti gli altri?

Al centro delle polemiche ormai da mesi, la didattica a distanza ancora non convince, per modalità ed organizzazione.
Didattica a distanza e smart working: perché vanno in disaccordo
Fonte foto: (Web)

Nodo della discordia praticamente dall’inizio della pandemia. Il covid ha spazzato via quel che restava della scuola. Istituzione spesso bistrattata, quasi umiliata da strutture fatiscenti e modalità organizzative e strutturali, intese ai fini didattici, spesso ancora troppo discutibili. Il covid, ha insomma dato il colpo di grazia ad un sistema già estremamente fragile, imponendo quella che per molti è una trovata geniale, per altri un roboante fallimento, la didattica a distanza.

I primi problemi, le incomprensioni con i genitori e quant’altro nascono dal principio. Non tutti posseggono un computer in casa, o un tablet, e non tutti pur avendone ogni requisito, hanno avuto la possibilità di essere dotati di un supporto valido dalla propria scuola di riferimento. I problemi iniziano di fatto da qui. Poi vanno considerate, chiaramente tantissime altre cose, ma di fondo la difficoltà principale per le famiglie, resta la capacità di provvedere all’istruzione domiciliare dei propri figli. Certo, perchè in una famiglia potrebbero esserci anche più ragazzi in età scolastica, ed in quel caso, in condizioni economiche non proprio floride, cosa succede se non interviene la scuola e indirettamente lo Stato?

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Lockdown totale, studia solo chi ha il pc: l’intervento delle associazioni a tutela dei ragazzi

Nelle scorse settimane più associazioni si sono mosse per provare ad ottenere risposte più chiare da parte del Governo, in merito alla spinosa questione dell’assenza di pc e tablet in numerosissime famiglie italiane. Assenza che, chiaramente, comporta una soluzione di assoluto disagio, in quanto gli studenti in questione potrebbero rischiare di trovarsi indietro rispetto a tutti gli altri.

Save the Children, ad esempio con un una richiesta ben precisa aveva fatto chiaramente presenta la cosa all’ex ministro Azzolina, spiegando la necessità di un intervento deciso per risolvere la sgradevole questione: “procedere all’immediato aggiornamento dell’Anagrafe nazionale degli studenti perché vengano censiti tutti i bambini e ragazzi oggi disconnessi dalla loro classe e si attivi ogni sforzo per raggiungerli, perché nessun bambino sia lasciato indietro. Il sistema scolastico non può essere lasciato da solo in questo impegno, è necessario promuovere subito un patto di collaborazione tra scuole, famiglie, enti locali, terzo settore, organizzazioni locali di protezione civile, per fare in modo che tutti gli studenti oggi esclusi ricevano i dispositivi (pc o tablet) e dispongano di una connessione internet, investendo subito le risorse già stanziate e realizzando intese territoriali per l’accesso gratuito al wifi”.

Oggi, con il cambio di ministro, chiaramente ci si augura che certe richieste possano lo stesso essere prese in considerazione, soprattutto oggi, con l’incalzare del virus, che fa di nuovo parlare di lockdown totale. Cosa accadrebbe in quel caso? Chi potrebbe studiare? Soltanto chi ha più soldi?