Pandemia e nuove povertà: spopolano banchi dei pegni e compro oro

La nascita di nuove povertà ha provocato l’incremento di compro oro e altri ricorsi a denaro liquido che presume un impegno dei propri beni. Colpa del Covid.

Compro oro

L’emergenza coronavirus ha provocato un dissesto del tessuto sociale probabilmente mai visto in tempi recenti. Perlomeno non in queste proporzioni. La stessa crisi del 2008, categorizzata come finanziaria, ha sì provocato gravissimi sconquassi ma senza andare a intaccare realmente lo status quo dei nuclei familiari. Il Covid, invece, ha sospeso la produzione, ristretto la mobilità, fermato il mercato del lavoro per lungo tempo e, per questo, costretto numerose persone a spingersi sulla soglia della povertà.

Il tutto a maggior discapito di coloro che, già prima della pandemia, vivevano situazioni di difficoltà. Ma a peggiorare ulteriormente il quadro, è che il coronavirus ha incentivato la nascita di “nuovi poveri”, stravolgendo l’assetto finanziario familiare di nuclei che, prima della pandemia, versavano in condizioni di relativo benessere. Una situazione che ha provocato scene drammatiche, ricorsi a numerose forme di assistenza, anche basilare. E, di riflesso, il ricorso a soluzioni spicciole per procurare risorse per il sostentamento quotidiano.

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Pandemia e nuove povertà: aumentano vertiginosamente i compro oro

La perdita del lavoro, in molti casi, ha spinto le famiglie a ricorrere a metodi impensabili. Uno studio intitolato “Cortocircuito” ha evidenziato come, negli ultimi mesi, sempre più persone abbiano fatto ricorso a mezzi come il Banco dei pegni o i compro oro pur di riuscire a racimolare denaro liquido. Ma il problema non sarebbe solo questo. Secondo gli autori della ricerca, “sempre più spesso riscontriamo, connesse a queste problematiche, situazioni di indebitamento importanti, con ricorso all’usura“.

Un quadro estremamente grave, che peggiora enormemente un quadro già drammatico. Secondo il rapporto, quasi 300 mila persone, ogni anno, fanno ricorso ai Banchi dei pegni, impegnando quelli che, di fatto, sono gli ultimi possedimenti delle famiglie d’appartenenza. Un giro d’affari che, secondo i dati Istat, si aggira sugli 800 milioni di euro. Il tutto a fronte di prestiti che, mediamente, toccano più o meno i mille euro. Prestiti che, a ogni modo, per il 95% dei casi tornano indietro. C’è poi la questione compro oro: aumentati vertiginosamente in nemmeno un anno: 24.877 nel 2018, addirittura 29.511 nel 2019. Con buone possibilità che, al prossimo giro di statistiche, il numero sia lievitato ancora.