L’Inps sta revocando il Reddito di cittadinanza senza nemmeno avvisare

Revoca per 15.000 nuclei famigliari del Reddito di cittadinanza senza aver inviato alcuna comunicazione preventiva.

L’INPS ha deciso di revocare o modificare la somma elargita per il Reddito di Cittadinanza a circa 15.000 famiglie intestatarie. A partire dalla mensilità di febbraio quindi vi sono stati già dei ricalcoli, da marzo altri addirittura non si vedranno elargire il compenso.

Per primi sono gli adempienti, ovvero coloro che non hanno presentato entro il Gennaio 2021 la dichiarazione ISEE.

Chi ha mancato alla scadenza di consegna ISEE 2021, prevista per il 31 gennaio, ma ha già consegnato il modulo, seppure in ritardo, vedrà il pagamento del mese di febbraio spostato a marzo. In questo caso il non vedersi corrispondere l’importo del RdC relativo a febbraio non indica una sospensione, ma solo un ritardo del pagamento, che avverrà verso la metà di marzo.

Tuttavia questi avranno la possibilità di presentare il modulo ISEE 2021 e di tornare a ricevere il reddito di cittadinanza.

Ma quali sono i requisiti per richiedere il reddito? Ne basta uno di questi per beneficiarne:

-essere cittadini italiani o di un Paese dell’Unione Europea;
-avere cittadinanza al di fuori dell’Unione Europea, ma essere titolari di un permesso di soggiorno UE per lungo periodo;
-aver vissuto in Italia per almeno dieci anni, gli ultimi due anni devono però essere consecutivi.

Un requisito che porta all’esclusione dal reddito di cittadinanza è l’avere precedenti penali relativi a terrorismo, criminalità organizzata e truffa per aver indebitamente ricevuto sussidi pubblici.

L’Inps sta revocando il Reddito di cittadinanza senza nemmeno avvisare: 15.000 famiglie a rischio

Devono però esserci anche dei requisiti legati all’ISEE:

-un reddito ISEE inferiore a 9.360 euro l’anno;
-un valore patrimoniale per gli immobili posseduti, diversi dalla prima casa, inferiore a 30.000 euro. per l’abitazione, il valore patrimoniale non deve comunque superare i 6.000 euro. La cifra può essere aumentata di 2.000, per ogni componente aggiuntivo del nucleo familiare, fino ad un massimo di 10.000 euro.

Ovviamente se i dati forniti all’INPS verranno dichiarati incoerenti, si potrà incorrere in delle sanzioni.

Si prospetta una pena detentiva che va dai due ai sei anni, per chi volontariamente emette false dichiarazioni al momento della domanda per il RdC.

Per chi invece non aggiorna volontariamente i propri dati è prevista una pena che va da uno a tre anni di reclusione.

Prima di tutto se un membro del nucleo familiare non presenta la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, non sottoscrive il Patto per il lavoro o per l’inclusione sociale.

Anche l’eventuale rifiuto di tre offerte lavorative porta automaticamente alla sospensione del reddito.