Il socialometro monitora i contribuenti sui social, senza invaderne la privacy. Una raccolta dati invisibile che cavalca il “bisogno” di condivisione.

Socialometro Fisco

Non ci sono solo affari internazionali in ballo fra Italia e Francia. La partnership con i “cugini” transalpini sembra portare in dote, oltre a qualche discusso dossier (geopolitico ma anche economico), anche qualche scambio di strategia che si riflette non tanto su macrotemi, quanto più che altro su pianificazioni a lungo termine. Il tutto destinato a da ambiti della quotidianità che toccano di riflesso un po’ tutti noi. Nello specifico, si parla del controllo fiscale, che il Fisco italiano sembra in procinto di mettere a punto attraverso una tattica di marca franca.

In realtà non è propriamente una novità. L’importazione di tattiche straniere per la lotta all’evasione fiscale è qualcosa di abbastanza peculiare per il nostro Paese, che anche per il Cashback e la Lotteria degli scontrini, ovvero qualcosa di piuttosto recente, ha fatto uso di metodologie extra-italiane. Per il socialometro, così si chiama, però sarà diverso. Perché questo particolare strumento agirà su ben più larga scala rispetto ai semplici controlli sul corretto utilizzo di un bonus.

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Fisco, arriva il socialometro: la scuola francese in materia fiscale

Un nome, un programma. Il socialometro, infatti, nasce dall’utilizzo dei dati raccolti tramite i social network e in modo del tutto legale, considerando che si tratta essenzialmente di un monitoraggio. Nel senso che, attraverso le pagine social, il Fisco potrà controllare una serie di circostanze senza invadere la privacy dell’individuo. Sostanzialmente, carpendo nient’altro che quanto condiviso sul proprio profilo dall’utente. Ad esempio, potrà essere visionato se il contribuente è rimasto, o meno, sempre sul territorio nazionale. Un controllo che sembra relativo ma che, in realtà, nasconde un’importanza fondamentale.

La lotta all’evasione, in questo senso, si materializza nel momento in cui un cittadino decide di prendere un falso domicilio in un Paese straniero al fine di pagare meno tasse. Questo, naturalmente, presume che nonostante questo il contribuente in questione continui a pubblicare foto o posizioni, utili a farne capire gli spostamenti. Perché, se di condivisione si tratta, chiunque frequenti i social potrebbe averne accesso. Naturalmente, e questo vale anche per il Fisco, l’utente deve aver acconsentito alla libera pubblicazione dei contenuti. Una normativa di privacy che, generalmente, tutti accettano senza farci troppo caso. E questo l’Erario sembra saperlo bene.