Un imprenditore cosentino ha ricevuto questa risposta a più riprese. Molte persone vogliono continuare a percepire il Reddito di Cittadinanza anziché tornare al lavoro

Reddito di cittadinanza
Reddito di cittadinanza (Fonte foto: web)

Il Reddito di Cittadinanza era stato ideato sotto i migliori auspici e con dei propositi decisamente interessanti. Qualcosa però non è andato per il verso giusto. Lo strumento che doveva servire ai cittadini per sopperire all’indigenza in attesa di una nuova collazione, è stato interpretato da molti come motivo di ozio.

Una situazione che ha avuto dei strascichi a dir poco clamorosi. Non essendoci stato un filo conduttore con il mondo del lavoro, le persone (per fortuna solo una parte) ne hanno giustamente approfittato per temporeggiare ed evitare di tornare a lavoro.

In tal senso è stato piuttosto emblematico il caso accaduto in Calabria dove un imprenditore di Corigliano Calabro in provincia di Cosenza si è visto rifiutare la sua proposta di lavoro da più persone.

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“Meglio il Reddito di Cittadinanza del lavoro”: la reazione del titolare dell’azienda

Nello specifico sta cercando due tecnici informatici da diversi mesi. Per ottimizzare la sua ricerca si è rivolto anche al Centro per l’Impiego della zona oltre che ad alcuni istituti tecnici superiori. Naturalmente al passo con i tempi si è cimentato anche in una campagna pubblicitaria sui social network.

Sforzi vani e mortificati da risposte che proprio stonano con quest’epoca di vacche magre in cui il lavoro sta diventando sempre più una chimera. “Posso lavorare in nero, così non perdo il Reddito di Cittadinanza”, “Se mi dai il doppio di quanto percepisco con il sussidio statale potrei accettare”. Queste sono alcune delle frasi di rifiuto con cui ha dovuto fare i conti.

Una situazione che lo ha portato all’esasperazione, tant’è che si è sfogato affermando: “Il problema non è la mancanza di lavoro, ma questo assistenzialismo che va avanti ormai da troppo tempo. Sta diventando una cancrena per il nostro territorio”. Per effetto di ciò ha in serbo una denuncia alla Guardia di Finanza. Come biasimarlo, non si può essere ostaggio di persone che avanzano pretese assurde solo perché “tutelate”.