Le due misure cardine del Conte I finiscono sotto la lente di Confindustria: secondo il presidente Bonomi, la bocciatura sarebbe la soluzione migliore.

Draghi Confindustria

A buttare un occhio alle tensioni economico-politiche che stanno accompagnando la nomina di Mario Draghi, sembra quasi che l’ex presidente della Bce sieda già a Palazzo Chigi. Vero, ha ricevuto anche il beneplacito del premier dimissionario Giuseppe Conte, ma sono soprattutto le previsioni degli analisti a tenere alta la tensione. Si diceva, infatti, come l’eventuale arrivo di Draghi alla premiership di un nuovo governo di maggioranza potesse rimettere in discussione alcune delle colonne portanti dei due esecutivi a guida Conte.

Ecco, dopo le perplessità sul Reddito di cittadinanza, indicato come possibile sacrificato eccellente per le riforme che aspettano il Paese, ora si parla anche di Quota 100. Entrambi i marchi di fabbrica del Conte I quindi, a quanto pare messi alle corde non solo dalle previsioni ma anche da Confindustria.

Forse non è solo questione di pronostici. Anche se, come visto qualche giorno fa, la rimozione di una forma di sostegno come il Reddito di cittadinanza non appare necessariamente una priorità per un eventuale governo Draghi. Soprattutto considerando i fondi del Recovery fund e il possibile approdo al supporto del Mes.

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Reddito di cittadinanza e Quota 100, addio? Cosa ne pensa Confindustria

Di sicuro, tuttavia, il nuovo governo avrà il suo bel da fare su temi cruciali come i trattamenti assistenziali. Anzi, lo stesso Draghi aveva fatto intuire, al Financial Times, una certa predisposizione a una misura come il Reddito, peraltro approvata anche dall’Unione europea. E quindi anche dall’Eurotower, che Draghi ha guidato per otto anni.

A rincarare la dose, però, arriva il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che dalle pagine de La Stampa indica sia la sua approvazione per Draghi che la necessità di superare alcune reticenze sulle misure già in vigore. Bonomi, infatti, ha posto in esame sia il Reddito di cittadinanza che Quota 100, secondo lui entrambe da cancellare. Il primo, in particolare, avrebbe mancato l’obiettivo di essere uno “strumento per favorire la ricerca di un lavoro” e dovrebbe lasciare il posto a una “radicale riforma degli ammortizzatori sociali”. E anche delle politiche attive del lavoro.

Per quanto riguarda la riforma pensionistica caldeggiata da Matteo Salvini come superamento della Legge Fornero, darebbe “problemi di sostenibilità del debito pubblico”, oltre ad aver “aggravato l’ingiustizia verso i più giovani”. In sostanza, una revisione complessiva per risultati non raggiunti. E tutto questo, con una nuova riforma già in atto da tempo e attesa entro l’estate. Di lavoro ce ne sarà.