Draghi e i resti dei governi Conte: l’incognita Reddito di cittadinanza

L’ex presidente della Bce, incaricato da Mattarella, fissa gli obiettivi: ma cosa farebbe un eventuale governo Draghi con le colonne degli esecutivi a guida Conte? 

Mario Draghi
Foto di Harri Vick da Pixabay

Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese“. Una short list che il premier incaricato, Mario Draghi, ha presentato nel suo brevissimo discorso alla stampa. Poche parole che sintetizzano, però, quasi perfettamente il quadro di un’Italia più delusa che ferita dalla crisi di governo.

L’ex presidente della Banca centrale europea ha accettato con riserva l’incarico conferitogli dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. C’è una serie di consultazioni da portare avanti, per capire se esisterà una maggioranza in grado di collocarlo realmente e operativamente a Palazzo Chigi.

Anche per questo andrà definita una linea d’azione ben precisa. Non basterà raccogliere le redini lasciate da Giuseppe Conte ma servirà riassemblare un vaso estremamente delicato andato in mille pezzi. Molto di più di quanto non si pensasse all’indomani del polverone sollevato da Italia Viva. E, soprattutto, ci sarà da inquadrare una maggioranza che possa recuperare credibilità, forse l’obiettivo più complesso.

Fra i compiti di Mario Draghi, tuttavia, rientrerà anche il trovare la quadra su diversi temi che hanno svolto il ruolo di colonna portante durante i due governi Conte. Ma se la riforma delle pensioni è ormai una questione in dirittura d’arrivo (entro giugno tutti i tasselli dovranno andare a posto), non così per l’altro biglietto da visita del fu governo gialloblu. Il Reddito di cittadinanza, rappresenta una tematica più spinosa. Anche perché, fra gli interlocutori di Draghi ci sarà il Movimento 5 stelle, apparso poco propenso a votare un governo presieduto dall’ex numero uno dell’Eurotower.

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Draghi e i resti dei governi Conte: cosa potrebbe accadere con il Reddito di cittadinanza

Interessante notare che, pur senza un effettivo governo in carica, c’è già chi azzarda qualche pronostico sui principali temi che Mario Draghi andrà ad analizzare per rilanciare il Paese. Il Reddito di cittadinanza, ma più esattamente i suoi effetti, potrebbero finire sotto il microscopio. Qualora la misura voluta tassativamente dai pentastellati a suo tempo non dovesse aver sortito quanto sperato, il potenziale premier potrebbe decidere di rimuoverla. O almeno, questo è quanto si ipotizza.

Un’ipotesi però. Esistono infatti due fattori che possono far pensare che, in fondo, di depennare il Reddito di cittadinanza non vi sia poi questo gran bisogno per Draghi. A favore della misura gioca infatti la vocazione (almeno in potenza) europeista di un eventuale esecutivo guidato dall’incaricato, che farebbe leva sulla tacita approvazione dell’Ue rispetto al Reddito.

Inoltre, con il tesoretto da 200 miliardi di nome Recovery (senza contare un possibile accesso ai soldi del Mes), i fondi per le riforme auspicate ci sarebbero. Niente che faccia pensare, quindi, alla necessità di risparmiare sulle misure già in atto, specie quelle a sostegno dei nuclei familiari, vessati da condizioni di difficoltà estrema. Ma come sempre sarà il tempo a dire come andrà.

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