Svariati milioni soggetti a truffa con lo stesso metodo. Sono sessanta le denunce scattate da parte della Guardia di Finanza.

Truffa alla Regione Puglia, tra gli arresti: avvocati e dipendenti di tribunale
Guardia di Finanza (Fonte foto: web)

Addirittura 91 milioni di euro più Iva. Di altri 20. Non è un fatturato di qualche grande società, o meglio, non è un fatturato lecito. A scoperchiare il giro di truffe è stata la Guardia di Finanza, che ha messo nel mirino alcuni soggetti operanti nelle province marchigiane di Fermo e Ascoli Piceno. Ben 60 denunce sono state inoltrate, con tanto di sequestro preventivo di 21.123.768 euro. Una cifra mostruosa ma che, come riferito dagli inquirenti, non corrisponderebbe ad altro che all’equivalente dell’Iva evasa.

L’accusa mossa, che coinvolge anche due gestori di altrettanti distributori di carburante posti nelle due province, è quella di emissione di fatture inesistenti e dichiarazione fraudolenta.  Il giretto era sempre lo stesso: prodotti ceduti ed emissioni di fatture false. Un colpo ripetuto, messo a segno tante volte da rendere il “fatturato” addirittura a sei zeri.

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Fatture false, truffa milionaria: l’indagine della GdF

Il blitz delle Fiamme gialle ha capitalizzato un’indagine andata avanti negli ultimi mesi, sulla base del coinvolgimento di 54 presunte imprese cartiere, accusate di casi di evasione totale in passato. Nell’ambito dell’inchiesta, è emerso come le imprese fantasma non avessero neanche una vera struttura aziendale. E anche come la loro durata fosse limitatissima, giusto il tempo di mettere in piedi la truffa per poi fallire subito dopo. I truffatori dichiaravano di aver acquistato il carburante e, successivamente, lo rivendevano alla società che si poneva come beneficiaria della frode.

In sostanza, secondo gli investigatori le compravendite erano inesistenti, messe in piedi esclusivamente per operare la truffa. Secondo quanto spiegato dalla Guardia di Finanza in una nota, nella quale si fa riferimento ad alcune casistiche individuate, “il prodotto petrolifero veniva ceduto a società ‘cartiere’ che avevano il solo compito di produrre documentazione contabile fiscale fittizia da inviare alla società reale acquirente della merce”. Un modus operandi che si sarebbe ripetuto fino ad accumulare cifre spaventose.