Bitcoin, i dubbi dell’ex analista: “Ecco perché può essere un fallimento”

Nonostante il boom degli ultimi mesi, Bitcoin avrebbe ancora delle lacune. Secondo gli analisti di incertezze ce ne sono ancora diverse.

Bitcoin
Foto di Liam Ortiz da Pixabay

Quasi 50 mila dollari di rialzo e una crescita di popolarità che ha iniziato ad attirare parecchie attenzioni. Quelle degli investitori naturalmente, ma anche quelle degli analisti, che cercano di dare una spiegazione che vada oltre la rivoluzione digitale all’improvviso boom di Bitcoin e delle altre criptovalute. In particolare, è arrivato un tentativo di spiegazione da parte di Nassim Nicholas Taleb, ex analista scettico sulle reali potenzialità del sistema delle crypto. In una fase in cui, peraltro, questo sta riscuotendo enorme successo anche fra le società che gestiscono le carte di credito.

Gli 1,5 miliardi messi da Tesla per implementare la ricezione dei pagamenti con Bitcoin ha di certo influito sulla popolarità del sistema. Secondo Talbe, tuttavia, la situazione sarebbe meno rosea di quanto non sembri. Tanto che lui stesso ha annunciato di star vendendo i suoi Btc e questo per una serie di ragioni ben precise.

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Bitcoin, i dubbi dell’ex analista: fra rischi e possibilità

L’ex analista ha tracciato la sua idea, più o meno condivisibile ma supportata da motivazioni precise. Secondo Taleb, in particolare, “una valuta non dovrebbe mai essere più volatile di ciò che compri e vendi con essa“. Nel senso che prezzare dei beni in Btc potrebbe produrre effetti indesiderati, primo fra tutti scoprire il fianco a situazioni di difficile adattamento, specie se estesa a troppi advisor. In particolare, Taleb basa la sua idea sul fatto di ragionare su Bitcoin in termini di valuta, anche in virtù della crescita esponenziale del brand negli ultimi anni.

Il problema, condiviso anche da altri analisti, può essere legato anche alla poca “transnazionalità” della valuta. Nel senso che, come ipotizzato ad esempio dall’analista Roger Ver, al momento Bitcoin non consente di rispondere all’esigenza prefissata di fungere da metodo di pagamento. Ma è vero pure che il problema è quasi in fase di risoluzione. Ad esempio Mastercard ha dato il là all’utilizzo come metodo di saldo. E probabilmente altri lo faranno presto. In barba a tutti i dubbi.