Rimborso fiscale? Attenzione alla nuova truffa

Gira una truffa via email (phishing)che ha per oggetto un rimborso fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate. Vediamo di cosa si tratta.

truffa email

La nuova truffa via email è da un po’ di tempo che circola e ha presso d’assalto milioni di caselle elettroniche.

Si tratta di una campagna di phishing che ha per oggetto una notifica di rimborso, da parte dell’ Agenzia delle Entrate, con l’indicazione di link che porta direttamente ad un sito-truffa.

La truffa è ben escogitata in quanto nella comunicazione, che avviene tramite mail, è compreso il logo dell’Agenzia delle Entratem facendo, così, ben sperare sull’autenticità della comunicazione.

Invece no. L’ente ha subito confermato che la comunicazione è completamente falsa. L’Agenzia delle Entrate ha, altreì, affisso un avviso sulla propria bacheca online in modo da avvisare i contribuenti da questa truffa.

L’Ente, infatti, raccomanda ai contribuenti di non cliccare sui link contenuti all’interno della email e di cancellare immediatamente il contenuto e la email stessa.

L’Agenzia delle Entrate dichiara di non aver mai richiesto dati sensibili tramite email perché le informazioni personali sono consultabili nel Cassetto Fiscale.

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Truffa via email: il phishing

l Cert di riferimento (l’ente preposto a raccogliere le segnalazioni di problematiche informatiche) ha infatti messo a referto 11 campagne di phishing bancario, messe in piedi al fine di accedere a conti correnti altrui sfruttando alcuni sistemi collaudati e altri innovativi.

Una vera e propria offensiva da parte di truffatori del web, che mirano non tanto a bucare le varie home banking, quanto piuttosto a farsi letteralmente consegnare le chiavi con l’inganno. Nello specifico con delle mail-trappola che, facendo leva sull’effetto sorpresa, a volte riescono nell’intento di trarre in inganno le potenziali vittime. Il trucco è rodato e anche svelato ma, forse per questo, la controffensiva è stata anche più massiccia.

Va considerato che, puntando ai conti correnti veri e propri degli utenti, anche un solo “buco” può fruttare parecchi soldi a chi si nasconde dietro i phishing. Anche perché, nonostante vi siano degli indizi che possono spingere a intuire la truffa, le tecniche adottate da chi tenta di raggirare sono ben architettate. E, soprattutto, si servono di nomi famosi (incluse le Poste) per dare un che di credibilità alla loro mail. La quale, solitamente, minaccia di bloccare i conti vari (o le PostePay) qualora non si segua la procedura di reinserimento dati.