Come sono riusciti a rubare una borsa di studio ad uno studente

Che le truffe nel nostro Paese siano diventate anche una piaga online ce ne eravamo accorti, ma ora è stata colpita anche una borsa di studio

Borsa di studio (Fonte foto: web)

Molte volte, anche noi vi abbiamo messi in guardia dalle truffe che si susseguono a mezzo e-mail, sms o WhatsApp, ma l’accaduto della scorsa settimana ha a dir poco del singolare. I malviventi le hanno pensate davvero tutte, è quello che possiamo affermare in questo caso.

Sempre tramite mezzi online, un povero studente di Perugia si è visto sfuggire dalle mani infatti, il danaro della propria borsa di studio. Oltre alla vergogna dell’atto, bisogna però pensare anche che i truffatori sono stati abbastanza ingegnosi. Ecco come hanno agito.

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Come hanno rubato a Paolo, i soldi della borsa di studio

Ancora phishing, questa volta il nome falso che veniva usato era Gruppo ISP. La vicenda, ci porta in Umbria, a Perugia. A cadere in questa trappola online, è un ragazzo originario di Camerino, che si chiama Paolo. Il ragazzo, fuori corso all’Università di Perugia, ha raccontato in prima persona l’accaduto.

“Mi hanno derubato di quasi tutto l’importo della borsa di studio, – ha raccontato lo studente –  una cifra pari a 460 euro, ora mi sono rimasti solo 130 euro”. Paolo, spiega poi i sorprendenti dettagli: “Ho ricevuto, intorno alle ore 14 di giovedì, un sms da Gruppo ISP con questo messaggio: Gentile cliente, la sua carta è stata bloccata per mancato aggiornamento app intesa mobile. Verifica e riattiva ora (di seguito un link)”.

L’errore, l’ingenuità se vogliamo, del giovane ragazzo nato in provincia di Macerata, è stata quella di cliccare. In questi casi, basta appunto puntare il dito sul link sbagliato e rischiamo di regalare i nostri soldi. Ecco quanto spiega ancora Paolo: “In quel momento non ho avuto dubbi quindi ho cliccato sul link e mi è apparsa una schermata istituzionale di richiesta dati che ho iniziato a compilare”.

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Poco dopo, è arrivata una telefonata, dove un operatore chiedeva al ragazzo che chiedeva i codici della carta e credenziali di accesso all’internet banking. Paolo, ha tranquillamente fornito anche questi, senza insospettirsi. Sospetti, che sono nati solo quando addirittura l’operatore avrebbe chiesto al ragazzo di effettuare un bonifico di prova indirizzato ad una certa Cristina Kazaku, mettendo come motivazione “Donazione Covid”. E quindi, dice Paolo: “A quel punto mi sono insospettito e ho chiuso la conversazione ma mi sono ritrovato immediatamente nel mio conto bancario un addebito pos da Londra di 460 euro, la mia borsa di studio”.