Ikea, sterzata verso la sostenibilità: via ai pezzi di ricambio

La grande azienda svedese di mobilio è pronta a implementare la vendita dei pezzi di ricambio. Con l’obiettivo di sviluppare un’economia circolare entro il 2030.

Ikea
Foto di mastrminda da Pixabay

Utensileria e sostenibilità cercheranno, di qui in avanti, di andare sempre più d’accordo. Lo ha chiesto l’Unione europea, è toccato tenerne debito conto nella Manovra e, ora, la palla si sposta al consumo ordinario. La rivoluzione green, necessaria per la salute del Pianeta, non passa solo dalla progressiva riduzione delle emissioni fossili. Anche le alternative allo smaltimento ordinario dei rifiuti possono essere una buona soluzione. Del resto, il mantra del riciclo dei rifiuti è qualcosa che si spiega sin dalle scuole elementari.

Tuttavia, anche la sostituzione di un determinato componente può essere un valido implemento alla sostenibilità. Ikea lo ha capito e, per questo, incrementerà la soluzione del ricambio dei pezzi piuttosto che la recompra completa del prodotto. Avverrà online, adeguandosi in qualche modo al periodo: qualora si rompa qualche pezzo di un mobile acquistato nel megastore svedese, anziché ricomprarlo sarà ora possibile sostituire e basta.

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Ikea, sterzata verso la sostenibilità: ricambio e riciclo, orizzonte 2030

Ikea si è posta un obiettivo ambizioso, con orizzonte 2030. Ossia, trasformarsi interamente in un’azienda circolare. Il che significa che ogni prodotto, anziché essere scartato al momento del termine del suo utilizzo, verrebbe riacquisito e rilavorato, così da essere rivenduto. In caso contrario, cioè se la rielaborazione non potesse essere possibile, si procederà con il riciclo. Semplice e uniforme ai dettami della sostenibilità, che vede nell’economia circolare una delle sue maggiori proiezioni.

Pur mantenendo i prezzi commerciali per i quali è famosa, Ikea si impegnerà quindi a fornire la possibilità per i clienti di rimediare a un danno al proprio mobile o a sostituire una componente (anche un bullone o un dado). Anche se, naturalmente, nei restanti 9 anni l’azienda dovrà adeguare alla sostenibilità non solo il legno ma anche il resto dei propri materiali. La base della sua fortuna, a ora, deriverebbe al 98% da fonti certificate per la sostenibilità. Le premesse sembrano esserci tutte.