Quali sono stati gli investimenti della famiglia Agnelli durante l’ultimo anno, secondo la lista, per la finanziaria Exor negli Usa

Andrea Agnelli (Fonte foto: web)

Fa riflettere, quanto pubblicato ieri da Milano Finanza a proposito della lista degli investimenti statunitensi di Exor, finanziaria della famiglia Agnelli. Una decina, le società che muovono i 680 milioni di euro investiti, ma poca fiducia nel futuro.

Il massimo capitale, gli Agnelli lo investirebbero nel petrolio, 170 milioni di dollari in Schlumberger, mentre altri 43 milioni di dollari sarebbero investiti in Liberty Oilfield Services, compagnia petrolifera che opera nel settore del fracking. Ed ancora, 55 milioni in Harmony Gold, 63 milioni in Novagold e altri 13 milioni in New Gold, qui parliamo dell’oro.

Poi, vediamo ben 153 milioni di euro, spostati alla società Sibanye Stillwater, un gruppo sudafricano che si occupa di estrazioni di palladio e platino. Il palladio, per intenderci, è quello usato per le marmitte catalitiche dei motori diesel. Ed ancora, 137 milioni investiti sul gruppo delluranio, Comeco, 54 milioni investiti per l’operatore di gas naturale, Range Res ed ancora 25 milioni nel gruppo dell’argento Gatos Silver.

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Gli investimenti degli Agnelli, senza uno sguardo alle auto elettriche

Un 2020 andato per nulla male per la Exor, che ha visto salire il proprio valore di 120 milioni di dollari. La stessa Exor possiede il 22% di Ferrari ed è il primo azionista, con il 14%, del neonato gruppo Stellantis sorto dall’unione di Fca con la francese Psa. Proprio Stellantis, nel 2021 metterà in vendita ben 39 veicoli elettrici e si confermerà tra i maggiori leader europei, appunto nella costruzione di auto elettriche.

Intanto, a tal proposito, John Elkann ha detto al quotidiano Le Figaro: “In Exor non parliamo mai di investimenti, ma di imprese. Quello che è importante è l’impresa, non il nostro peso azionario. La diluizione non significa disimpegno: a volte è la condizione perché l’impresa possa svilupparsi. Noi ci assumiamo questa scelta di imprenditori”, in riferimento alla quota in Stellantis, non proprio altissima.

Elkann, ha poi continuato: “Continueremo a investire nell’editoria, attraverso acquisizioni mirate e all’interno dello sviluppo del modello multi-piattaforma”. Infatti, proprio Exor, vanta la proprietà del 43% di The Economist, un quotidiano britannico, più l’86% del gruppo editoriale Gedi, che pubblica, tra gli altri, quotidiani seguiti come Repubblica e Stampa.