Tutto comincia con una telefonata dall’aria innocente. Ma uscire fuori dal vishing può essere estremamente complicato.

Vishing
Foto: Web

Bisogna davvero pensarle tutte quando si ha a che fare con operazioni online. Si è infatti perso il conto di quante tipologie di raggiri sono state messe in piedi, sfruttando le scarse competenze di chi si trova costretto a utilizzare il web anche per operazioni importanti o, semplicemente, la buona fede di chi si tenta di ingannare. Se il phishing consente a un potenziale malvivente di contraffare un sito, spacciandosi per un ente e richiedendo dati privati, il vishing opera in altro modo.

Per dirla in termini semplici, si tratta della cosiddetta truffa del “consenso rubato”. Ma, allo stesso modo del phishing, si costituisce di un piano piuttosto elaborato, che si basa però non sull’abilità nel riprodurre siti, mail o portali, ma sul carpire la fiducia del truffato facendo leva sulla paura.

Cosa accade? Un esempio calzante è quello fatto da InvestireOggi, che cita quanto accaduto a un correntista che, a sua volta, ha reso nota la sua vicenda all’associazione di tutela Codici. Tutto è cominciato da una telefonata ricevuta da un fittizio numero verde, nella quale lo si informava di tentativi sconosciuti di accesso alla sua pagina di home banking. L’unica soluzione, manco a dirlo, era fornire i codici per poter bloccare l’account.

LEGGI ANCHE >>> Derubato dei risparmi di una vita: l’amara scoperta di un 90enne pensionato

LEGGI ANCHE >>> Tenta un furto in villa ma va male: i carabinieri lo aspettano sulla porta

Attenzione al vishing, la subdola truffa del consenso rubato: come riconoscerla

Lo spavento in questi casi completa il quadro. L’ignaro cliente, dopo aver seguito la “procedura”, ha ricevuto un messaggio nel quale lo si informava, stavolta sul serio, che erano state fatte delle transazioni per un valore complessivo di 3 mila euro. Ma, come spesso accade, oltre al danno si è consumata la beffa.

Il truffato, dopo essersi recato a denunciare l’accaduto e chiesto al suo istituto di credito il reintegro della somma rubata, ha ricevuto dopo sei mesi una risposta negativa. Niente riaccredito, poiché la banca non entrava in alcun modo nell’accaduto. Della questione si sta ora occupando Codici in prima persona. Tuttavia, visti i precedenti, è sempre bene prestare la massima attenzione. E, in caso di telefonate sospette, non dare mai assensi o consensi. Meglio fare qualche passaggio in più ma andare sul sicuro.