Il costo del lavoro permette di assumere qualcuno senza ulteriori aggravi? Ecco cosa offrono mercato e normative…

Lavoro
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Aprire un’attività di questi tempi comporterebbe perlomeno molti rischi. L’irruzione della pandemia ha infatti limitato enormemente la possibilità di piazzare una propria impresa sul mercato, laddove quelle già esistenti fanno molta fatica a resistere al lockdown, alle restrizioni e a tutte le altre misure per contenere il contagio. Nonostante i ristori, infatti, le prospettive sulla ripresa del settore produttivo sono ancora estremamente pessimistiche e, secondo diversi analisti, per molte attività imprenditoriali è già troppo tardi.

Anche per questo, per coloro che cercheranno di inserirsi (o reinserirsi) nel tessuto lavorativo una volta passata la tempesta, è bene accertarsi che vi siano strumenti sufficienti a garantire l’inizio di un’attività. E, di conseguenza, la possibilità di offrire a potenziali dipendenti di farne parte.

Viene dunque da chiedersi se vi siano degli strumenti in grado di supportare un potenziale imprenditore (o quelli già piazzati sul mercato) nell’assunzione di personale, magari a costo zero. Va detto subito che, considerando il costo del lavoro, l’unica soluzione realmente a zero sarebbe il lavoro volontario. Ma, vista la situazione, la retribuzione è il minimo che i lavoratori cercano.

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Dipendenti a costo zero, si può? Norme e soluzioni per il lavoro del dopo-crisi

Ecco quindi che si palesa la necessità di ricevere perlomeno degli incentivi all’assunzione. Dal momento che un datore di lavoro, oltre alla retribuzione, in caso di lavoratori dipendenti si fa carico anche di contributi previdenziali e altri oneri, subentra la questione dell’incentivo. Unica vera e propria forma di sgravo dei costi per il datore di lavoro. A meno che non si svolgano prestazioni per il Servizio Civile (pagato dallo Stato pur se le prestazioni vanno a un privato), almeno un minimo costo ci sarà.

Per quanto riguarda gli incentivi occupazionali, è necessario che si palesino determinate condizioni del lavoratore, per esempio la giovane età o la disoccupazione. Oppure, in altri casi, alcune agevolazioni possono arrivare per aree del Paese particolarmente in difficoltà dal punto di vista economico. Perlopiù, riguardano lo sgravio dai costi dei contributi, scontati o azzerati.

Anche il datore, tuttavia, deve rispondere a determinati requisiti. Innanzitutto, nessuna sospensione dell’attività determinata da crisi. Inoltre, è necessario che non vi siano pregresse relazioni fra i due, il rispetto delle condizioni di impiego e, al momento della richiesta dei bonus, essere in regola con i versamenti dei contributi. Il costo zero non esiste, ma una scorciata può essere possibile.