Gli importi degli assegni per le pensioni in arrivo nell’anno 2021, caleranno e non di poco: ecco la sgradevole sorpresa

Chi va in pensione dal 2021 è atteso da un'amarissima sorpresa
Pensione (Fonte foto: web)

2021, anno nero per le pensioni. A causa del sistema di calcolo contributivo e della rivalutazione del montante, gli assegni si andranno a snellire visibilmente.

Questo è infatti, un anno in cui quasi il 100% dei lavoratori andranno in pensione con il sistema di calcolo misto, che è in parte retributivo ed in parte contributivo. Il problema è che quello retributivo, va ogni anno assottigliandosi.

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Pensioni basse nel 2021 e quota 100: tutti gli effetti

Lentamente, la caduta verso una totalità del regime contributivo, si fa sempre più vertiginosa, finché tra qualche anno non vedrà praticamente la totalità dei lavoratori, aderirvi. Un esempio: chi oggi lascia il lavoro con 41 anni di contributi pieni nella gestione Inps lavoratori dipendenti, potrà accedere alla pensione con sistema di calcolo “misto” potendo far valere 16 anni di contributi versati nel sistema retributivo e 25 nel sistema misto. Ma tra soli 5 anni, lo stesso lavoratore portà invece far valere gli stessi anni di contribuzione, ma ripartiti in 30 nel sistema contributivo e solo 11 nel sistema retributivo. E nel secondo caso, la pensione sarà inferiore.

Per chi poi, lascerà il lavoro sotto Quota 100, ovvero, con 62 anni di età e 38 di contributi, abbiamo buone notizie. L’alternativa è quella di un’attesa di 3-4 anni prima di andare in pensione con i requisiti della ‘Riforma Fornero’. Però questi anni potrebbero poi penalizzare lo stesso lavoratore, perché più tempo passa e meno si potrà attingere dal sistema di calcolo retributivo con perdita di soldi al momento della liquidazione.

Per il calcolo finale, bisogna sapere che l’Inps applica una specie di coefficiente al montante, conosciuto come coefficiente di trasformazione, esso si calcola sulla variazione media dell’effettiva crescita economica del Paese. Per quanto riguarda il 2019-2020 questo coefficiente è pari al 5,60% per chi volesse lasciare il lavoro a 67 anni. Ormai dal 2012, viene aggiornata con cadenza di tre anni, ed il prossimo aggiornamento è previsto a partire dal prossimo anno, quando verrà recepita anche la variazione del Pil negativo a seguito del Covid.