L’indicatore del costo sulla crisi di governo ce la danno i Btp. E non solo in termini di Spread. Il Rendistato di Bankitalia dirà di più.

Crisi costo
Foto di Emilian Robert Vicol da Pixabay

Per Quintino Sella, il quietismo era la morte di una nazione. E considerando che il suo lavoro risale ai primi anni del dopo unità d’Italia, sorprende quanto le esigenze di uno stato post-unitario e quelle di uno in pandemia quasi coincidano. Certo, con le debite proporzioni visto che l’Italia successiva al Risorgimento aveva ben altri problemi, ma anche la facilità di passaggio da un governo all’altro (ben 12 in nemmeno 10 anni dopo il 1861) suona familiare al giorno d’oggi. Ma perché Sella? Perché il primo a considerare l’idea di portare il Regno d’Italia al pareggio di bilancio.

Difficile con l’altalena dei governi. E anche questo suona familiare, considerando che il Conte II rischia di scivolare nel baratro per questioni economiche e una potenziale forza di supporto alla cittadinanza diventa argomento di divisione. E come al solito non si tratta solo di politica ma, come abbiamo già visto, un’instabilità governativa corrisponde a un costo. In termini di credibilità e naturalmente finanziari.

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Altro che politica: crisi di governo, quanto ci costi? Il conto dei Btp

In questo senso, anche se meno macroscopica nei toni e nei termini, anche la crisi innescata dalla conferenza di Matteo Renzi non fa eccezione. Con la differenza che, questa volta, trattandosi di una situazione diversa dal passato vista la pandemia in corso, l’indicatore dei costi della crisi ce la danno strumenti nuovi. In primis i Btp e non solo dal punto di vista del loro rapporto coi Bund tedeschi.

Ora, la notizia della crisi ha inevitabilmente fatto risalire il dislivello dello spread, riportandolo fra i 115 e i 120 punti base, ovvero ai massimi livelli da oltre un mese. Per quanto riguarda il rendimento a 10 anni, si toccano livelli sopra lo 0,60%, mentre la scadenza a 5 anni è tornata in territorio positivo. Nessuno scossone quindi, anzi, una certa dose di ottimismo rispetto alla possibilità di ricomposizione del puzzle di maggioranza.

Il vero costo della crisi, spiega InvestireOggi, si vedrà con il Rendistato mensile della Banca d’Italia, sul rendimento medio lordo ponderato dei titoli di stato. Il mese scorso eravamo sullo 0,25%. Va considerato che lo stock del debito viene calcolato su una vita media di circa 7 anni. Il che significa che il monitoraggio sul rendimento del Btp andrebbe fatto su questa scadenza. Quindi, tanto per fare un’ipotesi, sul Btp a febbraio 2028, considerando il rialzo di 6,6 punti base della scorsa settimana, su uno stock di circa 2.600 miliardi di euro alla fine dello scorso anno, saremmo a un’incidenza di circa 1,5 miliardi. Un calcolo complicato, oltre che approssimativo.

I fattori che possono incidere sono molteplici ma una cosa è certa: una crisi prima o poi si paga, qualunque sia la sua soluzione.