Moody’s suona l’allarme: l’Italia nella black list dei conti pubblici assieme a Spagna, Portogallo e Cipro. Se il rating scendesse ancora, i Btp avrebbero vita dura.

Rating btp

Titoli di Stato e banche, due elementi che in comune potrebbero avere entro breve la peculiarità dell’essere state travolte dall’ondata del debito pubblico. Anzi, più che un’ondata una vera e propria marea, accompagnata da parecchi dubbi circa la possibilità di vederla ritirarsi entro breve. A suonare il campanello d’allarme è l’agenzia di rating Moody’s, che inserisce l’Italia nella black list dei conti pubblici assieme ad altri Paesi come Spagna, Portogallo e Cipro.

Non proprio un buon biglietto da visita, considerando che il nostro è l’unico di questi a far parte del G7. Quindi con un’economia in teoria fra le più sviluppate del Pianeta. Il principale rischio, secondo Moody’s, è che un nuovo shock economico assesti il colpo definitivo all’elevato debito pubblico dei Paesi in oggetto. In questo senso l’Italia preoccupa e si preoccupa.

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Il rating tiene d’occhio i Btp: il debito pubblico pesa su banche e risparmiatori

Il report ha provocato un effetto immediato, ovvero allargare il differenziale fra Bpt decennali e Bund tedeschi, lievitato al 6% in appena un giorno. Niente di strano che anche le banche siano andate in sofferenza, visto e considerato il già sostanziale clima di incertezza nonostante un buon inizio anno a livello di decimali. A medio e lungo termine, però, il vero rischio riguarda la possibile svalutazione dei titoli di Stato italiani: se una delle tre principali agenzie abbassasse il rating, diverrebbero automaticamente ad alto rischio.

Cosa accadrebbe in caso? Uno scenario tutt’altro che piacevole. Innanzitutto gli investitori a livello istituzionale (incluse le banche di investimento) dovrebbero vendere i titoli di Stato, generando contraccolpi per ora non quantificabili sullo spread. Uno stallo che potrebbe essere risolto solo dall’intervento della Banca centrale europea, l’unica in grado di comprare i titoli pubblici e scongiurare lo spettro di una crisi finanziaria (che purtroppo non sarebbe senza precedenti).

Ora, considerando che il 30% del debito pubblico italiano è gestito dalle banche e che in caso di crisi si recupererebbe circa la metà di quanto investito nei titoli, l’addizione diventa sconfortante. A quel punto, alcune rischierebbero addirittura il fallimento e, con loro, quanti avevano scelto di investire in Btp con la speranza che fruttassero. L’occhio del rating è fin troppo attento.