Le continue restrizioni dovute al covid stanno mettendo in ginocchio i ristoratori che hanno deciso alzare la voce e ribellarsi 

Ristoratori
Fonte Pixabay

La ristorazione è arrivata alla frutta. Può sembrare una battuta ma invece è proprio quello che sta accadendo. I lavoratori del settore (che dà notevole lustro all’Italia nel mondo), sono stanchi di dover sottostare alle continue restrizioni imposte dal Governo per limitare l’emergenza covid-19.

Gli aiuti economici promessi non soddisfano i gestori che non riescono più sostentare se stessi e le proprie attività. Per questo i proprietari di ristoranti (o perlomeno buona parte di loro) hanno deciso di dare vita ad un’importante protesta dai connotati più che che pacifici. 

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Ristoratori in protesta: sul web spopola l’hashtag #IoApro

Da venerdì 15 gennaio 2021 torneranno ad alzare la propria saracinesca. Un’iniziativa che al momento sembra ricevere numerosi consensi. Da Nord a Sud dello stivale si è rapidamente diffuso l’hashtag #IoApro.

A lanciare l’idea è stato il titolare di un pub in Sardegna, che ha cercato sostegno nei gestori degli altri locali sparsi per il territorio nazionale. Nello specifico l’iniziativa prevede che i partecipanti si accomodino al tavolo assegnato (massimo 4 persone) e di rimanere seduti composti. Per ogni spostamento dovranno però  indossare la mascherina.

Non potranno però ordinare cibo e bevande, dovranno restare lì per una mezzoretta circa e pubblicare sui social network dei selfie con gli hashtag #nonspegnopiùlamiainsegna e #ioapro naturalmente taggando il ristorante scelto. Per i “clienti” è previsto un piccolo omaggio d’asporto. 

Un modo per dimostrare all’Esecutivo che si può svolgere l’attività in massima sicurezza e in ottemperanza delle ormai canoniche regole imposte dalla pandemia. E non importa se dovessero arrivare delle multe. C’è chi le contesterà e chi le pagherà regolarmente, ma nessuno vuole più rimanere a guardare.

La ristorazione vuole voltare pagina e reagire. I numeri sono ormai eclatanti, visto che le perdite si aggirano tra il 60 e il 70% a fronte del 40% della scorsa estate. Ormai non c’è più tempo, solo con una presa di posizione imponente si possono evitare che altri ristoranti chiudano in maniera definitiva.