Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini, in audizione alle Commissioni Finanze riunite di Camera e Senato: “Reddito minimo esente per le famiglie”.

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Che i procedimenti cervellotici di quasi ogni procedimento, pubblico o politico, fossero un problema ormai è un dato assodato. In questo senso, la riforma fiscale non fa eccezione. E se la parola d’ordine era stata “semplificazione”, l’avvento della pandemia e la scelta di percorrere la via del bonus per sostenere famiglie e imprese sembra aver creato quasi più dubbi che certezze. A essere messa in discussione, infatti, non è la misura in sé. La quale, come ogni forma di sostegno al reddito, non può essere che la benvenuta.

Il problema sta proprio nel loro arrivo, improvviso e in un certo senso poco chiaro, senza aver pieno conto di quale ruolo effettivamente giochino nel sistema fiscale italiano, già di per sé abbastanza complesso.

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Tax free, l’idea di Ruffini: “Reddito minimo esente per le famiglie”

La rivisitazione dell’ordinamento, più volte auspicata, si era negli ultimi tempi incentrata sullo stampo tedesco. Specialmente sulla questione delicata della rimodulazione delle aliquote Irpef. Anche qui, però, più dubbi che effettiva contezza che quello teutonico sia davvero il modello giusto da seguire. Sentori che, naturalmente, la fase pandemica vissuta non aiuta. E la tanto agognata riforma fiscale rischia di scontrarsi sul muro delle misure d’emergenza.

Sul tema si è espresso, in audizione alle Commissioni Finanze riunite di Camera e Senato, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. A suo giudizio, il sistema Irpef tedesco “consente di graduare con estrema finezza l’aliquota marginale effettiva, perfezionando la progressività dell’imposizione ed evitando il disincentivo all’offerta di lavoro dovuto al così detto salto di aliquota per i redditi medio-bassi”.

Lo stesso Ruffini, ha inoltre cercato di fugare i dubbi sulla “la riduzione del prelievo sui redditi medi e medio-bassi”. La quale, ha spiegato,potrebbe essere realizzata con un costo relativamente contenuto, giacché, a differenza del sistema a scaglioni, la minore tassazione di tali fasce di contribuenti non andrebbe a vantaggio anche di quelle superiori”.

Sul tema della riforma fiscale, invece, Ruffini si sofferma sulle tematiche suddette, avanzando l’ipotesi tax free: “Per far fronte alle esigenze di semplificazione e trasparenza nel calcolo dell’Irpef, in luogo delle detrazioni per tipo di lavoro e componenti familiari decrescenti al crescere del reddito, dell’ulteriore detrazione fiscale per redditi di lavoro dipendente e assimilati e degli assegni familiari (nonché di altre misure per i figli, come il bonus natalità, il bonus asili nido, ecc.), potrebbe essere riconosciuto a tutte le famiglie un reddito minimo esente, variabile in base alla composizione della famiglia, sul modello dell’Irpef spagnola“.