La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito ai maltrattamenti e offese subiti da una moglie da parte del marito sul suo aspetto fisico.

offende la moglie cicciona
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La vicenda riguarda un uomo che aveva la brutta abitudine di riservare alla propria moglie parole non propriamente d’amore e d’affetto.

Il  repertorio del martito era ricco di espressioni a dir poco pesanti, tra cui: «come sei brutta, copriti, sei una scrofa, sei grassa, fai schifo, tra dieci anni ti cambio con una più giovane».

L’ uomo non rivolgeva queste “dolci” parole alla moglie per frutto di un litigio. Questo avveniva nella quotidianità dove spesso la moglie si sentiva dire «dovrei cambiare le porte perché non ci passi più».

Secondo la Cassazione, questi spiacevoli episodi creano delle sofferenze fisiche e morali e configurano il reato di maltrattamenti in famiglia, ex art. 572 del Codice penale.

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Insultare la moglie configura il reato di maltrattamenti in famiglia

La Corte di Cassazione si è espressa sulla vicenda dichiarando che dette offese configurano il reato di  maltrattamenti in famiglia.

La Cassazione specifica che «le lesioni, le percosse, le ingiurie, le minacce, le privazioni imposte alla vittima anche di natura economiche, atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità che si risolvono in sofferenze morali».

Per configurare questo reato è necessario che:

  • la condotta vessatoria sia abituale;
  • le offese devono essere rivolte ai soggetti che fanno parte della sfera familiare.

Si evince che, ai fini della configurazione del reato, determinate espressioni, se isolate, per quanto siano sconvenienti, non costituiscono reato.

Quindi, secondo la Cassazione, non c’è bisogno di sfiorare con un dito la consorte per commettere questo tipo di reato.