La Germania avrebbe ottenuto delle quote di vaccino per Land pari a quelle di interi Paesi europei. Ma Speranza e Arcuri frenano: “Lo prevede il piano”.

Vaccino

Inizia la campagna vaccinale ed è già polemica. Non su costi o altro di “tecnico”, quanto sulla distribuzione. Il V-Day, a parte qualche eccezione (Ungheria, Slovacchia e in parte anche la Germania), è iniziato parallelamente per l’Unione europea il 27 dicembre. Ma, parallelamente alle prime somministrazioni (quasi ovunque precedenza a infermieri, operatori sanitari, medici e persone più fragili), arrivano i primi dissapori. Già emersi in realtà, visto che si parla delle quote di vaccino.

Distribuzione che, nei giorni scorsi, era stata definita poco pensata per i Paesi più poveri, con dosi acquistate dai Paesi ricchi ben superiori al necessario. Ora la questione diventa anche più scottante poiché, secondo i primi numeri, qualcuno avrebbe avuto più di altri. Alimentando quella polemica che Ursula von der Leyen, nella giornata di ieri, aveva provato a esorcizzare, definendo il V-Day un momento di unità continentale.

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Vaccino, l’Europa parla di unità ma sulle dosi è già polemica: riflettori puntati sulle quote

La pietra dello scandalo, in questo caso, viene individuata in Germania. Qui, infatti, sarebbero arrivate 151.125 dosi di vaccino, ovvero 9.750 per regione. Unica eccezione, lo Stato di Brema, che ne ha avute la metà. In pratica, ogni Land tedesco avrebbe ottenuto una quota di vaccino pari a quella di interi Paesi europei, come ad esempio l’Italia. Ma anche Spagna, Croazia e la stessa Ungheria.

Ma c’è chi spegne subito la polemica, ed è in casa nostra. Il commissario all’Emergenza, Domenico Arcuri, ha infatti precisato che la Germania avrebbe avuto in realtà “11 mila dosi” e che “le 150mila consegnate fanno parte delle forniture successive“. Dosi che, in Italia, arriveranno secondo Arcuri proprio a partire da oggi, per quella che sarà una dotazione di 470 mila dosi alla settimana. In sostanza, un invito ad andarci piano con la polemica.

Sul tema è intervenuto anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, secondo il quale, “come illustrato nel Piano strategico vaccinazione Covid-19, i contratti con le aziende produttrici dei vaccini sono stipulati direttamente dalla Commissione europea per conto di tutti i Paesi membri dell`Unione“. Quindi “ogni Paese riceve la quota percentuale di dosi spettante in proporzione alla popolazione secondo le stime Eurostat. All’Italia è destinato il 13,46% di ogni fornitura. Questo equivale a 26,92 milioni di dosi dal contratto con Pfizer-Biontech, di cui 8,749 milioni nel primo trimestre“.