Il magistrato spiega al Fatto Quotidiano che se il datore di lavoro è tenuto alla messa a disposizione del vaccino, anche il lavoratore ha una responsabilità precisa.

Vaccino Guariniello
Foto di Katja Fuhlert da Pixabay

La vaccinazione come strumento per la tutela della salute pubblica. E’ questo il messaggio che passa nell’ambito della campagna vaccinale avviata per far fronte alla pandemia e alle sue nuove varianti. E, trattandosi della salute complessiva della cittadinanza, secondo il giurista Raffaele Guariniello, subentra anche la componente del dovere. Al Fatto Quotidiano, il magistrato spiega che “tutelare la salute significa vaccinare il maggior numero possibile di persone”. Quindi nessuna “indicazione morale” ma un fatto di legge.

C’è un apposito articolo, il 279 del Testo Unico della Sicurezza sul lavoro, che ricorda come il datore di lavoro sia tenuto a disporre per i suoi dipendenti “vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico, da somministrare a cura del medico competente“. Il Covid-19 rientra in questa categoria.

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Vaccino, il giurista Guariniello avvisa: “La legge parla chiaro”

Ora, dal momento che il vaccino è stato messo a punto (e sembra valido anche per la nuova variante del virus) e in teoria sarà presto disponibile per contrastare la pandemia, secondo Guariniello subentra un’assunzione di responsabilità. Da parte del lavoratore, che dovrebbe mettere a disposizione i vaccini, ma anche del lavoratore, che dovrebbe tutelare se stesso e i colleghi.

Se è vero, spiega il giurista, che la legge parla solo di mettere a disposizione, senza obblighi di sottoporsi a somministrazione di farmaci, “è anche vero che la stessa norma impone al datore di lavoro ‘l’allontanamento temporaneo del lavoratore in caso di inidoneità alla mansione’ su indicazione del medico competente. E come può il medico non esprimere un giudizio di inidoneità se il datore di lavoro, proprio su parere del medico competente, ha messo a disposizione il vaccino, poi rifiutato dal lavoratore?”.

Il punto, secondo Guariniello, è che “stiamo parlando di milioni e milioni di persone, dipendenti (e non) privati e pubblici”.