L’Inps chiarisce come dovranno muoversi gli italiani dopo la scadenza Brexit del 31 dicembre. Cambia poco, per ora.

Brexit
Foto di Tumisu da Pixabay

Non è solo una questione britannica la Brexit. Con l’orizzonte del deal (o no deal) ormai sempre più prossimo e una quotidianità che, per forza di cose, avrà bisogno di tempo per adeguarsi alle novità (anche in caso di uscita con accordo), restano ancora tante le incognite. In particolare, cosa ne sarà dei lavoratori italiani nel Regno Unito. Un argomento caldo, specie se declinato alla situazione attuale che parla di difficoltà ormai croniche per i lavoratori, di qualunque Paese europeo.

Più che mai se il Paese di appartenenza (dal punto di vista del lavoro) attraversa un’importante fase di cambiamento. E allora ci pensa l’Inps a tracciare un quadro di quello che sarà il futuro degli italiani “britannici” nel dopo-Brexit.

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Italiani in Gran Bretagna, che succede con la Brexit? L’Inps chiarisce i passaggi

Con il messaggio n. 4805, l’Istituto di previdenza ha fornito un vademecum per chi lavora in Gran Bretagna, cercando di offrire qualche chiarimento sui passaggi chiave che li riguarderanno una volta iniziata definitivamente la Brexit. In particolare, occhio di riguardo alle cosiddette certificazioni A1, che verranno rilasciate per coloro con termine del periodo di lavoro successivo al 31 dicembre 2020 (ovvero la deadline della Brexit).

La certificazione A1 servirà a garantire la permanenza dei diritti assicurativi ai fini previdenziali anche dopo la cessazione dei rapporti fin qui avuti fra Regno Unito e Unione europea. Il modello è riferito al cosiddetto “lavoratore distaccato” e fa riferimento al Paese dove l’impresa “distaccante” ha sede. O, in caso di lavoratori autonomi, dove il lavoratore esercita la professione.

Verranno accolte, secondo quanto disposto dall’Inps, tutte le domande pervenute entro il 31 dicembre 2020. Fondamentale, però, che la data iniziale dei periodi di lavoro sia precedente a questa, mentre quella di scadenza sia successiva.

Relativamente alle richieste respinte, nonostante la presentazione alle Strutture competenti, i richiedenti riceveranno comunicazione per la rettifica d’ufficio, con emissione di una nuova certificazione. Unica condizione, che “non vi sia stata soluzione di continuità nella legislazione applicabile già certificata dal modello A1/E101.