Una chiusura delle trattative senza accordo significherebbe tariffe e dogane, col rischio di complicare oltremodo l’import-export. In ballo 100 mila operatori.

Brexit

Chi più chi meno, la sensazione è che nella Brexit ci finiremo dentro tutti. Con l’orizzonte del 31 dicembre ormai sempre più prossimo, i principali network economici iniziano a tracciare il quadro di cosa potrebbe accadere in caso di No deal. Una situazione che la deriva assunta dalle trattative fra Regno Unito e Unione europea ha reso fin troppo plausibile. Specie dopo i rallentamenti degli ultimi due giorni nel dialogo fra le due delegazioni. Un allarme rientrato ma che, visti i tempi stretti, non è detto non si produca nello scenario peggiore.

La questione, per ora, riguarda i soliti nodi. Risolvere il tema degli aiuti di Stato, sciogliere la matassa pesca e regolamentare i rapporti commerciali in modo che non si intasino le frontiere. Praticamente due settimane scarse per mettere il punto su tematiche mai solute in quattro anni di estenuanti trattative. E che hanno già costretto i britannici a scegliersi un nuovo premier.

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Brexit, col No deal rischiano anche le imprese italiane: percentuali in rialzo sui prodotti alimentari

Il mandato arrivato quasi a plebiscito per Boris Johnson, agli esordi delle trattative leader dei brexiteers oltranzisti, aveva indicato la hard Brexit come una possibilità e, in un certo senso, come qualcosa di non troppo sgradito. Ora, però, i risvolti economici dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, considerando lo stallo prolungato assunto dai negoziati, rischiano di prodursi anche in caso di un accordo in extremis.

Rischi che potrebbero riguardare anche le imprese italiane, incastrate come le altre nel rebus dell’incremento dei costi e dei caos doganali. La questione, in particolare, riguarda le formalità di sdoganamento. E, per quanto riguarda le imprese nostrane, vigono rapporti commerciali che comprendono perlomeno 100 mila operatori, per un valore di 40 mila sterline in scambi ogni anno.

Il settore delle automobili è uno di quelli potenzialmente più in difficoltà, specie per quanto riguarda le relazioni coi partner tedeschi. Per l’Italia, la crisi maggiore potrebbe presentarsi sul piano dell’agrifood, dove potrebbero concentrarsi le tariffazioni maggiori in caso di chiusura senza accordo. Addirittura un 11% sui prodotti agricoli, fino al 60% per quanto riguarda la carne. Senza contare che più di qualche difficoltà potrebbe incontrarsi anche in caso di deal. Le imprese incrociano le dita.