La Cgia di Mestre critica aspramente le scelte effettuate dal Governo in termini di ristori:”A dicembre la ristorazione fattura 8 miliardi e il Governo mette a disposizione ristori per 645 mln…”.

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Basta pannicelli caldi, servono misure choc in grado di risollevare le sorti delle nostre imprese”, a chiederlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo, che chiede al governo di “cancellare le tasse per tutto il 2021 e introdurre dei rimborsi che coprano fino all’80 per cento delle perdite di fatturato delle imprese costrette a chiudere per decreto”.

A rincarare la dosa è anche il segretario della CGIA, Renato Mason che spiega come nel mese di dicembre il solo settore della ristorazione fattura circa 8 miliardi di euro a livello nazionale:”dopo che nei primi 20 giorni di questo mese questi operatori hanno lavorato solo metà giornata e ora, dopo il decreto di Natale, sono costretti a chiudere praticamente fino all’Epifania, il Governo come li sostiene ? Mettendo a disposizione una prima tranche di ristori pari a 645 milioni di euro. Praticamente nulla. Ma stiamo scherzando?”.

La richiesta principale è che le risorse sia più sostanziose ma soprattutto erogate con tempi certi. Un esempio delle lungaggini previste dalla cosiddetta “messa a terra” dei sostegni previsti è quella, secondo la Cgia, del decreto agosto e del bonus da 1000 per gli esercizi ubicati nei centri storici dei Comuni che hanno subito un forte decremento delle presenze turistiche:”se tutto va bene la grande maggioranza di queste attività riceverà l’indennizzo dopo 6-7 mesi dall’approvazione della misura”.

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Crisi piccole e medie imprese, Cgia critica ristori e chiede no tasse per il 2021

La Cgia spiega quindi che l’unico antidoto alla crisi è quello di un anno bianco fiscale per tutte le piccole e medie imprese con meno di 1 milione di fatturato. A livello di gettito erariale la perdita sarebbe, secondo i calcoli della Cgia, di 28,3 miliardi: 22,7 miliardi di Irpef; 4,2 miliardi di Ires; 779 milioni di imposta sostitutiva versata dalle partite Iva che hanno aderito al regime forfettario e 500 milioni di euro circa di Imu sui capannoni.

Le attività con meno di 1 milione di euro di fatturato non pagherebbero più le imposte erariali, pur continuando a pagare quelle locali per non mettere in ulteriore difficoltà i Comuni e le Regioni. Questi ultimi, pertanto, continuerebbero a incassare le loro spettanze. Nel complesso, quindi, le Pmi con meno di 1 milione di fatturato l’anno prossimo verrebbero così a versare alle Autonomie locali 7,7 miliardi di euro”, conclude la Cgia.