Ormai lo smart working è entrato a far parte delle nostre vite, più che mai con l’avvento del Covid-19. Ora non vogliono rinunciarvi

Smart Working post Covid, slo il 6% delle aziende vi rinuncerà
Fonte foto: (Pixabay)

Alcune aziende, specialmente all’estero, conoscevano già le modalità di lavoro da casa, da tutti conosciuti come Smart Working, con l’avvento della pandemia Covid, moltissime aziende sono state costrette ad adottarlo, a causa dei ripetuti lockdown.

Ora sembrerebbe, che dopo averlo “conosciuto”, in tante vorranno continuare ad adottarlo. Soltanto il 6% delle aziende infatti, ha dichiarato che tornerà alle condizioni di prima, dopo l’emergenza. La ricerca condotta da Osservatorio Imprese Lavoro Inaz e Business International, chiamata “Future of Work 2020”, ha fatto emergere questi dati.

Il 60% delle imprese, vede lo smart working come iniziativa più urgente su cui investire per quanto riguarda la gestione delle risorse umane. Il 67% inoltre, dichiara la digitalizzazione, priorità numero 1. Linda Gilli, presidente ed amministratore delegato di Inaz, ha dichiarato: “In tutti i cambiamenti che hanno travolto le imprese quest’anno, si è confermata la centralità del fattore umano. La ricerca fotografa indubbiamente una situazione in divenire, in cui emergono tendenze a volte contraddittorie, ma una cosa è molto chiara: le esperienze fatte nel 2020 lasceranno una traccia profonda, su tutte il lavoro a distanza“.

Leggi anche >>> Cassa integrazione, arriva la task force Inps per chi deve ancora riceverla

Strada dello smart working, bisogna continuare con la digitalizzazione

“Per trasformare quest’ultimo in vero smart working occorre da un lato proseguire sulla strada della digitalizzazione, ma dall’altro non bisogna mai perdere di vista il ruolo dell’azienda come luogo di socialità e aggregazione”, continua Gilli.

A proposito del lavoro a distanza, il 78% delle aziende ha dichiarato che l’esperienza è risultata positiva durante l’emergenza, ma c’è bisogno di una progettualità. Il 56% dei Direttori HR mette in evidenza l’aumento di motivazione e senso di responsabilità dei collaboratori, mentre è emerso che meno di due aziende su tre modificheranno il modo di lavorare precedente, sempre a proposito di smart working, incorporandolo in modo sistematico o aumentando le pratiche già aperte.

Soltanto il 6% avverte la necessità di tornare a lavorare nelle condizioni che precedevano lo smart working, il 3% adatterà le politiche di smart working già potenziate e il 31% ammette di ritrovarsi ancora al centro di un processo decisionale per quanto riguarda i cambiamenti di questo tema. Una novità futuristica infine: il 39% delle aziende prevede due giorni su cinque di smart working per i prossimi tempi.

Leggi anche >>> Lavorate davanti al computer? L’INAIL riconosce come inabilità il mal di mouse