l’INPS risarcisce l’inabilità derivante dal mal di mouse, causato dalle troppe ore davanti al computer durante l’orario di lavoro.

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L’INAIL riconosce come malattia professionale il cd. mal di mouse e come tale va risarcita.

Il termine medico del mal di mouse è la tendinite di De Quervain, ovvero la malattia che si verifica quando i tendini intorno alla base del pollice sono compressi o infiammati.

Ma come si riconosce?

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Mal di mouse: come riconoscerla e come farsi risarcire dall’INAIL

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Il mal di mouse è un dolore alla mano, che si manifesta con formicolio e dolore alle dita, difficoltà nella prensione di oggetti di piccole dimensioni, ipersensibilità. Il segnale di allarme è l’aumentare del dolore e dei formicolii con il movimento.

La causa principale, ovviamente, sono i ripetuti movimento del polso che vengono fatti per clicckare con il mouse del computer.

Non bisogna sottovalutare il problema perché la situazione diventa intollerante, potrebbe diventare addirittura necessario intervenire chirurgicamente.

Il mal di mouse è una delle malattie professionali più diffuse e come tale l’INAIL risarcisce il mal di mouse fino al 15% d’inabilità.

La mansione del lavoratore deve comportare movimenti ripetuti e/o prolungati, non deve essere di tipo occasionale.

Per “non occasionale” si deve intendere un lavoro prolungato, quotidiano e continuativo.

In particolare una sentenza della Corte di Appello dell’Aquila ha riconosciuto come malattia professionale “la sindrome pronatoria dell’arto superiore”.

Detta sidrome, afferma la Corte, è causata da tecnopatia provocata da “overuse da mouse da computer”, dovuta all’uso ripetitivo del mouse. In particolare ha riconosciuto al lavoratore una inabilità del 15%, provocata da un overuse del mouse. Nel caso specifico, si trattava di un dipendente di banca, che tutti i giorni si ritrovava davanti al computer, munito di mouse.

La Corte di Appello ha confermato la sentenza di primo grado, l’uso continuo del mouse è stata, dunque, la causa scatenante della malattia del lavoratore.

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