Carlo Calenda, ha ben 4 figli, di cui una avuta a soli 16 anni: Tay. Proprio lei è stata vittima di un pestaggio a Parigi. Cosa è successo?

Carlo Calenda, il leader del partito politico Azione, ha 4 figli.  La primogenita si chiama, Tay, e l’ha avuta a soli 16 anni, da una relazione con la segretaria del compagno della madre Riccardo Tozzi, che frequentava sin da quando aveva soltanto 14 anni, in seguito ha sposato la manager Violante Guidotti Bentivoglio, da cui ha avuto tre figli.

Tay Calenda, 31 anni, è una fotoreporter è stata vittima di un pesteggio a Parigi, dove stava lavorando.

Ma cosa è accaduto a Tay?

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Calenda e i messaggi su Twitter per la figlia Tay pestata a Parigi

manifestazione calenda figlia
Fonte Pixabay

Tay Calenda è stata vittima di un pestaggio da parte della polizia parigina durantela Marcia delle libertà, come documenta l’account Twitter di ‘Reporters En Colère’, mostrando la foto dello zigomo ferito e ancora gonfio dopo 24 ore.

Il padre ha ripreso ha commentato su Twitter il fatto, scrivendo: “Mannaggia alla miseria! Tay! I figli manifestanti! Per fortuna è tosta come l’acciaio. Daje figlia”.

Sempre su Twitter, l’ ex ministro spiega la dinamica dei fatti che ha visto coinvolta la figlia: “Fotografava una manifestazione di protesta contro il pestaggio da parte di due agenti di un produttore musicale e una legge che vuole impedire la possibilità di fotografare poliziotti. Fiero di lei“.

In Francia, infatti, vige il divieto di fotografare le manifestazioni, ci sono state diverse manifestazione in tutta la Francia contro questa legge ritenuta un’attentato alla “libertà d’espressione” e allo “stato di diritto“.

ll parlamento Francesce ha votato una legge sulla “sicurezza globale” che contiene un passaggio che fin dall’inizio è stato molto controverso, l’articolo 24, che regola la diffusione di immagini sulle quali appaiono poliziotti o gendarmi.

In sede di approvazione finale, all”articolo 24 è stata aggiunta la precisazione che le nuove regole “non possono ostacolare il diritto di informare” da parte dei giornalisti e che le immagini delle forze dell’ordine possono essere punite solo se l’intenzione di chi le pubblica è “manifestamente quella di nuocere” agli agenti.

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