Non sempre avere soldi sul proprio conto corrente porta ad un rendimento, anzi. Maggiore sono le cifre depositate maggiore sarà il rischio di perderli.

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L’ ABI, Associazione Bancaria Italiana, in una recente indagine ha dimostrato che la liquidità depositata sui conti di molte famiglie italiane, a causa della pandemia, è cresciuta del 7%.

Basta pensare che i mesi che vanno da febbraio a maggio dell’anno scorso l’incremento complessivo è stato di 76,39 miliardi rispetto agli attuali 1.672,86 mila miliardi.

Ma non sempre risparmiare può portare ad un buon rendimento, infatti, chi lascia i soldi sul proprio conto corrente va incontro a costi non irrilevanti e verso mancati guadagni.

Possiamo dire con fermazza che i soggetti che vanno incontro a questo rischio sono coloro che hanno tra i 10mila e 30mila euro in banca. Perché?

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Conto corrente: ecco cosa rischia chi ha tra i 10.000 ed i 30.000 euro sul conto

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Il problema principale in relazione a questi depositi è l’inflazione: se i risparmi sono immobilizzati in strumenti infruttiferi, come il conto corrente, perdono valore nel tempo.

Ma un correntista come può evitare di perdere i propri risparmi che ha depositato sul conto corrente? Investendo.

E’ sempre bene avere qualche soldo da parte, da usare per le emergenze, tra i 3.000 e i 4.000 euro ma chi ha una somma tra i 10mila ed i 30mila euro può pensare a strategie di investimento che potrebbero fruttargli qualcosa.

La soluzione per investire in maniera sicura per un breve periodo che va dai 12 mesi ad un massimo di 24 mesi è quello del conto deposito.

Il conto deposito è uno strumento finanziario finanziario utilizzato per soddisfare le esigenze di investimento di chi vuole impiegare il proprio denaro rischiando poco, ma che nello stesso tempo non vuole rinunciare a ottenere un certo guadagno, come se fosse un salvadanaio: si depositano i soldi che non potranno essere prelevati per il periodo pattuito con l’istituto di credito, in cambio la banca pagherà un interesse.

I conti deposito sono investimetni sicuri perché, in caso di fallimento della banca, è previsto il rimborso della cifra investita fino a 100 mila euro per ogni correntista intestatario del conto deposito.

Attualmente il mercato offre, per chi apre un conto deposito, rendimenti fino al 2,5% lordo annuo.

Quando si parla di conto deposito bisogna fare attenzione a due cose:

  1. la tassazione, pari al 26%;
  2. l’imposta di bollo, pari allo 0,2% di quanto hai investito.

Se, invece, avete intenzione di investire i vostri risparmi per un periodo più lungo di tempo rispetto a quello del conto di deposito, per esempio per 5 o 10 anni, potete rivolgervi al mercato obbligazionario italiano.

Ad oggi, i BTP,  ovvero i buoni del tesoro poliennali, offrono rendimenti positivi solo con scadenze oltre il 2027.

I BTP sono delle obbligazioni a medio-lungo termine emessi dal Dipartimento del Tesoro con cedola fissa posticipata pagata semestralmente.

I BTP possono essere emessi con scadenze pari a 3, 5, 7,10, 15, 20, 30 e 50 anni, mediante un procedimento chiamato asta marginale che si svolge normalmente due volte al mese:

  • durante la seconda settimana del mese per il BTP 3 e 7 anni;
  • durante l’ultima settimana del mese per i BTP 5 e 10 anni.

Il rendimento dei BTP deriva in parte dal flusso cedolare e in parte dalla differenza tra il prezzo di sottoscrizione  o di acquisto , e il valore nominale che viene rimborsato alla scadenza.

Le cedole sono predeterminate al momento dell’emissione in misura fissa, pertanto, sono costanti per tutta la vita del titolo.

L’alternativa al conto deposito e ai BTP sono i bond delle società private.

I bond sono delle obbligazioni emesse da società private possono essere nominative o al portatore e possono essere di somme complessivamente non superiori al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili, risultanti dall’ultimo bilancio approvato.

Essendo obbligazioni emesse da società private hanno un rischio maggiore di quelle dello Stato ma in realtà ci sono emittenti di obbligazioni societarie, che secondo le valutazione delle maggiori società di rating, hanno una affidabilità maggiore dello Stato italiano.

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