Allarme Covid, quanti posti letto ci sono in Italia? Pochi se negli anni il combinato disposto tra riduzione dei finanziamenti alla sanità e indice di posti per abitanti ha portato a dati sempre più peggiori.

Covid posti letto
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Ma quanti posti letto ha davvero l’Italia? E’ una domanda che ci siamo chiesti spesso in questi mesi di diffusione del Coronavirus e con le immagini che arrivano dai pronto soccorso degli ospedali con file lunghe di ambulanze in attesa che si liberi un posto letto nella struttura ospedaliera.

Veniamo alla nostra elaborazione dati. L’Osservatorio della Fondazione Gimbe in un report abbastanza recente e dal titolo eloquente ‘Il definanziamento 2010-2019 del Servizio Sanitario Nazionale’ evidenza come “nel decennio 2010-2019 tra tagli e definanziamenti al Servizio sanitario Nazionale si registra un decremento circa 37 miliardi e il fabbisogno sanitario nazionale (FSN) cresce di soli 8,8 miliardi”.

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Covid, i posti letto presenti e i finanziamenti alla sanità: ecco i dati da conoscere

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La Fondazione Gimbe ha anche posto l’accento sul fatto che “il grande traguardo dell’aggiornamento degli elenchi delle prestazioni fermi al 2001 si è di fatto trasformato in un’illusione collettiva, visto che dopo quasi 3 anni la maggior parte dei nuovi LEA non sono ancora esigibili in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale”.

Stando questa situazione generale, quanti posti letti ci sono operativi in Italia? L’unico e ultimo dato disponibile finora risale al 2017. A settembre 2019 infatti il Ministero della Salute ha reso noto “L’Annuario statistico del servizio sanitario nazionale” da dove si evince che i posti letto per degenza ordinaria in strutture pubbliche consta di 151.646 unità, pari a 2,5 posti ogni 1.000 abitanti che, sommati ai 40.458 privati, porta ad un totale complessivo di oltre 192mila posti letto pari a 3,2 posti ogni 1.000 abitanti.

Questo argomento è stato analizzano e affrontato anche dal senatore Gianluigi Paragone in un articolo in cui compara la spesa militare a quella sanitaria e pubblicato sul suo sito di analisi e fact checking: “A ciò, va aggiunto che in Italia c’è quello strano fenomeno per cui più crescono le spese militari, più aumentano i tagli alla sanità. Le forniture mediche dell’Italia dipendono infatti per lo più dall’estero: con quello che produciamo non copriamo neanche il 50 per cento del fabbisogno, per questo importiamo apparecchi elettromedicali per 1,2 miliardi e attrezzature medico-dentistiche per 6,5 miliardi l’anno. Mentre importiamo armamenti per meno di cinquecento milioni. Una scelta di priorità che oggi costa cara. La spesa militare è passata dall’1,25 per cento del Pil fino a raggiungere un picco dell’1,45 per cento”, scrive il senatore Paragone a conclusione della sua riflessione.

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