Conti correnti, i soggetti preposti hanno predisposto degli strumenti ad hoc per combattere l’evasione e gli abusi ed effettuare controlli sempre più mirati sui rapporti attivi.

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L’obiettivo è sempre uno e uno solo: avviare controlli sempre più serrati per combattere eventualmente fenomeni di evasione fiscale e riportate nel Paese una storia di “giustizia fiscale” cercando di eliminare situazioni che colpiscono la collettività e soprattutto coloro che pagano puntualmente le tasse.

Un’evasione che ha ha raggiunto in Italia la riguardevole cifra di quasi 110 miliardi di euro con 98 miliardi di evasione legato alle tasse di cui solo 38 miliardi di Irpef nascosti all’Erario e 36 miliardi di IVA. Ci sono poi poco più di 11 miliardi di contributi previdenziali non versati (dati Centro Studi Unimpresa).

Così, nell’ultimo periodo i soggetti preposti ai controlli hanno in mano alcune importanti frecce al loro arco per verificare se avviare o meno controlli su situazioni considerate anomale o incongruenti. Vediamo quale sono e in che forma vengono attuate dai soggetti controllori.

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Conti correnti: ecco gli strumenti utilizzati dai soggetti di controllo

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Il primo strumento messo in campo ha preso il via lo scorso 1° gennaio. Di questo strumento ne dà contezza l’Inps con il messaggio 96 dello scorso 13 gennaio. In tema di ISEE e di Dichiarazione Sostitutiva Unica precompilata, che è caratterizzata dalla coesistenza di dati autodichiarati da parte del cittadino con altri dati forniti dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS, si comunica che a decorrere dal 1° gennaio 2020 “l controlli del patrimonio mobiliare sia per la DSU non precompilata che per quella precompilata (in caso di modifiche dei dati del patrimonio mobiliare precompilati) riguarderà le informazioni relative al saldo e alla giacenza dei rapporti posseduti”.

Il secondo strumento riguarda il cosiddetto “Risparmiometro”. Il risparmiometro altro non è che uno strumento, sottoforma di algoritmo, con il quale si cerca di individuare una eventuale discrepanza tra il risparmio in essere detenuto e quanto effettivamente dichiarato. Su questa discrepanza viene richiesto al contribuente di fornire una adeguata spiegazione in merito.

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