Pensioni, occhio alle rivalutazioni errate: a febbraio la resa dei conti

Occhio alle pensioni in quanto in caso di rivalutazioni errate bisogna fare i conti con delle conseguenze inaspettate. Ecco cosa c’è da aspettarsi.

Da sempre oggetto di polemiche, gli importi delle pensioni non finiscono mai di far parlare di loro. In particolare sono in molti a chiedersi cosa succede in caso di rivalutazione degli importi errate. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.

rivalutazione pensione 2023
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Ormai da qualche giorno abbiamo salutato il 2022 per dare il benvenuto al 2023. Un nuovo anno che, si spera, sia migliore rispetto agli ultimi che lo hanno preceduto. A partire dal Covid fino ad arrivare al preoccupante aumento generale dei prezzi, infatti, sono diversi i fattori che incidono negativamente sulle nostre esistenze. Sempre più famiglie registrano delle grandi difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

Se tutto questo non bastasse, gli importi delle pensioni continuano ad essere oggetto di polemiche. Non solo perché spesso considerati troppo bassi, ma anche perché sono in molti a chiedersi quali possano essere le possibili conseguenze in caso di rivalutazione degli importi errate. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.

Pensioni, occhio alle rivalutazioni errate: cosa c’è da aspettarsi

Come già detto, sono in molti a chiedersi quali possano essere le possibili conseguenze in caso di rivalutazione degli importi delle pensioni errate. Ebbene, a tal proposito ricordiamo che stando a quanto si evince dal comunicato stampa numero 184 del 09 novembre 2022, il ministro Giorgetti ha firmato il decreto che “dispone a partire dal 1 gennaio 2023 un adeguamento pari a +7,3% delle pensioni dei cittadini”.

A differenza di quanto prospettato, però, non tutti si sono visti riconoscere tale aumento nel corso del primo mese dell’anno appena iniziato. Poiché la Manovra è stata approvata gli ultimi giorni di dicembre 2022, infatti, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale non ha avuto il tempo idoneo a poter adeguare gli importi degli assegni pensionistici.

Per questo motivo gli aumenti verranno riconosciuti a partire dal mese di febbraio, con i soggetti interessati che si vedranno erogare anche gli arretrati del primo mese dell’anno 2023. Sempre soffermandosi sulle rivalutazioni dei trattamenti pensionistici, inoltre, non passa inosservato il fatto di come non siano in linea con l’aumento dei prezzi effettivo.

A tal proposito, in effetti, è bene ricordare che la stima del tasso di inflazione utilizzato dall’Inps è stata fatta lo scorso novembre, quando era pari appunto al 7,3%. Già a dicembre 2022, però, si è stimato un aumento fino all’8,2%. Un aumento non indifferente, che non è stato però oggetto di conteggio nella rivalutazione delle pensioni.

Tuttavia non bisogna dare nulla per perduto. Il 7,3%, infatti, è un dato provvisorio. Quello definitivo sull’inflazione del 2022 verrà reso noto nel corso dei prossimi mesi, mentre i relativi conguagli verranno pagati a gennaio del 2024.