Opzione Donna, tutte le novità del 2023: a cosa fare attenzione

Opzione Donna proroga anche per il 2023. Vediamo nel dettaglio cosa cambia e quali sono le modifiche introdotte dal governo

Opzione Donna è un trattamento di pensione anticipata per le lavoratrici donne, sia del pubblico impiego che del settore privato. Si tratta di una misura che è nata allo scopo di consentire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con requisiti diversi da quelli che servono attualmente per il raggiungimento della pensione di vecchiaia. 

opzione donna
ContoCorrente

In questo caso però, la lavoratrice deve essere disposta ad accettare il ricalcolo del suo assegno previdenziale. Infatti, le lavoratrici che decidono di aderire ad Opzione Donna, percepiranno un assegno più basso, questo è anche il motivo per cui questa misura viene utilizzata con molta cautela. Oltretutto, è anche difficile calcolare di quanto l’importo scenderà nel suo complesso. 

Opzione donna è stata rinnovata dal governo anche per l’anno 2023. Sono però state introdotte delle modifiche di cui tutte le lavoratrici dovranno adesso tenere conto. Analizziamo nel dettaglio cosa cambia rispetto allo scorso anno. 

Opzione Donna, ci ha diritto ad accedere a questo trattamento di uscita anticipata

La versione di Opzione Donna appena approvata con la nuova legge di bilancio contiene diverse novità. La prima è la proroga del regime sperimentale, che però coinvolgerà soltanto le lavoratrici che si trovano in una condizione di “svantaggio”. 

Ci sono tre casi di “svantaggio economico” in tal senso previsti dalla legge. Possono aderire ad Opzione donna, tutte le lavoratrici che sono state licenziate dalle loro aziende, o che sono coinvolte in un tavolo di crisi con il Ministero. possono aderire anche le lavoratrici titolari di 104. A patto però che la loro invalidità pari o superiore al 74 per cento. In ultimo, possono utilizzare Opzione Donna anche le lavoratrici caregiver, che assistono familiari o conviventi titolari di legge 104. 

Sale, con le modifiche introdotte quest’anno, l’età in cui è possibile accedere a questa uscita anticipata dal mondo del lavoro. Il requisito anagrafico è stato infatti innalzato dal governo a 60 anni di età. Vengono previsti degli anni di sconto per tutte le lavoratrici che hanno figli a carico. Nello specifico, lo stato riconosce un anno per ogni figlio a carico fino ad un massimo di due

Cosa cambia per lavoratrici con figli a carico

Se una lavoratrice ha un figlio a carico, potrà utilizzare Opzione Donna a 59 anni di età. Se invece ha due figli a carico, potrà beneficiare di un altro anno di sconto, e uscire a 58 anni di età. Nel caso in cui lavoratrice abbia tre figli a carico, il limite resterà sempre a 58 anni di età. Due anni di anticipo rispetto al requisito anagrafico, è il massimo previsto dalla legge.

C’è anche da dire che questo ultimo limite d’accesso ha prodotto innumerevoli polemiche nel mondo delle lavoratrici. Molte infatti ritengono che si tratti di un requisiti altamente discriminatorio, questo perché disincentiva l’uscita anticipata per tutte le donne che scelgono di non avere figli. Per questo, si sono anche avanzati dei dubbi circa la sua legittimità costituzionale. Resta comunque il fatto che la misura è stata approvata dopo mesi di discussione. 

Opzione Donna, i contributi figurativi valgono per il raggiungimento dei requisiti per l’uscita anticipata?

Con contributi figurativi, si intendono tutti i contributi accreditati dei lavoratori nelle gestioni pensionistiche, senza che per loro vi siano oneri o costi. Si riferiscono a dei periodi in cui il lavoratore è stato costretto a interrompere la sua attività. Lo scopo è quello di garantirgli comunque una copertura contributiva. In alcuni casi i contributi figurativi vengono accreditati dal lavoratore in modo automatico. In altri invece, questo accade su specifica domanda presentata da quest’ultimo.

Ma i contributi figurativi valgono per Opzione Donna? Si, ad eccezione però, di quelli accreditati in caso di malattia o di disoccupazione. Vengono però comunque considerati nel momento in cui va calcolato l’importo finale dell’assegno pensionistico con uscita anticipata. Ricapitolando dunque, i contributi figurativi non valgono per raggiungere il requisito contributivo minimo. Ma vengono invece presi in considerazione nel calcolo finale dell’importo pensionistico. 

Aderire a Opzione, significa però accettare di percepire un assegno più basso

Aderire a Opzione Donna comporta dunque il vantaggio di poter raggiungere anticipatamente la pensione di vecchiaia. Con lo svantaggio di farlo con un assegno che sarà inevitabilmente più basso. E come si accennava in precedenza, una delle criticità per le lavoratrici, è proprio la difficoltà di stimare di quanto si verrà penalizzati sull’importo

Un modo per provare a comprendere di quanto può essere tagliato l’assegno pensionistico, per chi decide di utilizzare Opzione Donna, è quello di mettere a confronto il calcolo retributivo con quello contributivo. 

Come funzionava il sistema previdenziale fino al 1995

Fino al 1995, la pensione degli italiani veniva calcolata esclusivamente tramite il metodo retributivo. Una scelta ben precisa, fatta per fornire dei vantaggi concreti ai lavoratori italiani, e permettergli di godere di un assegno di pensione soddisfacente. Questo perché il metodo retributivo, tiene in considerazione gli ultimi anni di stipendio del lavoratore. Una scelta fondamentale, in quanto gli stipendi a causa dell’inflazione vanno a salire negli anni. Un modo per assicurare al lavoratore un importo per la pensione perfettamente in linea con l’inflazione del momento.

Poi è arrivata la riforma voluta da Lamberto Dini, che iniziato a dividere in due il sistema pensionistico, tra metodo contributivo e retributivo. Per arrivare infine alla riforma Fornero che ha cambiato per sempre i principi del nostro sistema pensionistico. A partire infatti dalla sua introduzione nel 2021, il metodo contributivo è diventato l’unico previsto per le prestazioni pensionistiche. 

Differenze tra metodo contributivo e retributivo

Partiamo dal fatto che il calcolo retributivo della pensione, riservato alle lavoratrici private iscritte all’Inps, viene suddiviso in due quote, e tiene conto sempre degli ultimi stipendi percepiti dalla lavoratrice. La quota A tiene in considerazione gli ultimi 5 anni di stipendio rivalutati, e il numero di settimane di contribuzione. La quota b invece, prende in considerazione gli ultimi dieci anni di stipendio della lavoratrice e il numero di settimane di contributi accreditati. O in alternativa, tutti gli anni lavorativi necessari alla pensione, a patto però, in questo caso, che il richiedente abbia maturato almeno quindici anni di contributi. 

Il metodo contributivo poggia invece la sua logica su altre basi. In questo caso infatti, i contributi vengono calcolati annualmente sulla base delle aliquote previste per legge in quel momento. Il montante individuale, ovvero la somma dei contributi versati, in questo caso diventa determinante.