L’ipnosi per commettere rapine, accade sul serio o c’è dell’altro?

Spopola la notizia dell’ipnosi utilizzata per commettere rapine. Scopriamo il parere di un esperto per capire se è veramente possibile.

Ipnotizzare consente di commettere rapine? Da diversi racconti e notizie riportate dai telegiornali sembrerebbe di sì.

ipnosi rapine
Contocorrenteonline.it

La fantasia delle persone non ha limiti e quella dei malintenzionati è piuttosto fervida. Chi intende commettere reati pur di avere un profitto personale, infatti, tende ad inventare qualsiasi soluzione per raggiungere il bieco scopo. Gli esperti di informatica, ad esempio, inviano tentativi di phishing o smishing come trappole per le vittime. Chi conosce il mondo di ipnotizzare, invece, può sfruttare questa sua abilità per rapinare i malcapitati oppure costringerli a fare acquisti non desiderati. Queste sono le storie che sentiamo al telegiornale. Un comando “magico”, la persona cade in trance e si ritrova alla mercé dei malintenzionati. Può accadere realmente? Occorre approfondire la questione con la spiegazione del dottor Christian Panigalli, psicoterapeuta specialista in ipnosi.

Ipnosi e rapine, c’è correlazione?

Il primo punto che il dottore Panigalli chiarisce riguarda la memoria umana. Può capitare di compiere un’azione, interromperla e nel momento in cui la si riprende non ci si ricorda dove si era arrivati. Capita perché il cervello, per quanto potentissimo, ha necessità di selezionare informazioni, di risparmiare energia classificando dati più importanti e evitando di ricordare azioni abituali come mettere il sale nella pasta. Quante volte ci siamo chiesti se l’avessimo già aggiunto in pentola oppure no.

Lo stesso meccanismo viene messo in atto quando riponiamo in un posto preciso un oggetto e poi non ricordiamo quale sia questo posto. Ritornando all’ipnosi, poniamo l’esempio di un cassiere a cui spariscono soldi dalla cassa perché, a suo dire, è stato ipnotizzato. I cassieri maneggiano soldi tutti i giorni tutto il giorno. L’azione è abituale e di conseguenza, secondo il meccanismo spiegato da Panigalli, qualora dovesse verificarsi un imprevisto (ossia un abile truffatore che con un inganno distrae il cassiere) sul momento si potrebbe avere difficoltà a rendersi conto di un raggiro.

L’esempio della signora e del cassiere

Si è verso la fine del turno, arriva in cassa una signora elegante che paga con una banconota di grosso taglio – 100 euro – un prodotto dal costo basso. Il cassiere penserà che sono tanti soldi di differenza. Poniamo il caso che la signora con una scusa distragga il cassiere in modo tale da sostituire la banconota da 100 con una da 50 o mettendo in atto qualche altro inghippo che renda difficile per la vittima capire quanto resto deve dare. Insomma, ci si renderà conto dell’inganno solamente nel momento in cui si procederà alla chiusura. Si penserà, allora, all’ipnosi ma il realtà la confusione percepita sarà stata dettata dall’abilità della truffatrice di confondere le idee.

Un altro esempio per spiegare come l’ipnosi sia relazionata alle rapine prende spunto da una situazione molto comune. Ci troviamo in una città sconosciuta e perdiamo il senso dell’orientamento. Cresce in noi un disagio, un’angoscia e una confusione generale. Per uscirne fuori chiediamo aiuto ad un passante e ci affidiamo a lui, alle sue parole per ritrovare la strada.

Cosa significa questo? Che dalla confusione può nascere una tecnica simil-ipnotica che porta un signore anziano, ad esempio, ad acquistare un prodotto che non desidera.