Più ferie ai lavoratori che non fumano, è ora di fare giustizia!

I lavoratori che non fumano hanno diritto a più giorni di ferie per compensare le pause dei colleghi fumatori durante l’orario di lavoro.

Fumare non solo è dannoso per la salute ma anche per l’attività lavorativa che viene interrotta per “fare due tiri”.

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Il problema del tabagismo è lontano dall’essere superato. Nonostante le chiare conseguenze per chi dipende dalle sigarette, un italiano su quattro è un fumatore ossia il 24,2% della popolazione contro il 22% pre-pandemia. I numeri sono allarmati e il trend negativo si rinforza ogni anno di più. Causa dell’aumento è sia il Covid, con i lunghi periodi di lockdown, sia l’incremento di nuovi prodotti come le sigarette elettroniche. La voce che queste ultime comporterebbero minori problemi di salute è servita per far crescere il numero di fumatori e per far desistere tanti altri dall’idea di smettere. Secondo le statistiche la percentuale più alta di fumatori uomini si registra tra i 24 e i 44 anni (il 42,9%) mentre sono le donne a fumare di più nella fascia 45-64 anni (24,5%). La media di sigarette fumate al giorno, poi, è ancora più allarmante. La stima è di 11,5 sigarette. Come si traduce tutto questo nel mondo del lavoro?

Ferie e fumo, la correlazione

Se la media di sigarette giornaliera è alta, significa che anche durante le ore di lavoro il dipendente interromperà la sua occupazione per fumare. Ricordiamo, infatti, che da diversi anni vige il divieto di fumo nei luoghi pubblici al chiuso. Ciò significa che chi lavora in un ufficio, ad esempio, dovrà lasciare la propria postazione per uscire ed accendersi l’agognata sigaretta. Aggiungiamo, poi, la pausa pranzo e il bagno, interruzioni che combaciano con i colleghi che non fumano.

Un’azienda tedesca ha notato questa “discriminazione” tra lavoratori fumatori e non fumatori. I primi godono di più momenti di pausa rispetto ai secondi. Come ottemperare a questo diverso trattamento? Concedendo ai lavoratori che non fumano giorni di ferie in più. Nello specifico si tratta di cinque giornate extra che dovrebbero coprire le pause-sigaretta di chi fuma. Da qui una terribile decisione per i fumatori. Meglio ferie aggiuntive pagate oppure concedersi una sigaretta durante l’orario lavorativo?

Giustizia sul posto di lavoro

Il direttore dell’azienda tedesca promotrice dell’iniziativa ha affermato che la decisione presa è una forma di giustizia tra dipendenti. Il fine non è disincentivare all’uso della sigaretta ma portare uguaglianza sul posto di lavoro. Infatti la pausa sigaretta non rientra nei contratti di lavoro, non è legalizzata ma rappresenta un “lusso” che il dipendente si concede a discapito dell’attività.