Sigarette elettroniche, allarme sulle “svapo”: davvero si smette di fumare?

Le sigarette elettroniche fanno male o no? Alcuni studi esprimono dubbi sui liquidi utilizzati per farle funzionare. Anche se privi di nicotina.

 

L’obiettivo era quello di offrire un’alternativa alla nicotina a tutti coloro che non fossero stati d’accordo a rinunciare alle sigarette tradizionali. Quelle elettroniche, tuttavia, hanno avuto un “successo” piuttosto limitato.

Sigarette elettroniche
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Non solo per le reali differenze rispetto al prodotto tradizionale ma anche per i numerosi dubbi avanzati rispetto alle sostanze utilizzate per farle funzionare. E, in buona sostanza, l’auspicio di aiutare i fumatori ad abbandonare il proprio vizio, in alcuni casi, potrebbe aver prodotto l’effetto di riavvicinare chi ha scelto di tentare la via delle sigarette elettroniche a quelle ordinarie. Negli anni, infatti, gli studiosi hanno avviato ripetute ricerche e analisi sui liquidi utilizzati per tali dispositivi e, a distanza di diversi anni dalla loro introduzione, si è cercato di fare un punto per determinare se, effettivamente, fumare le sigarette elettroniche sia utile o meno per ridurre il proprio vizio fino a toglierselo per sempre di torno.

Ma anche, anzi soprattutto, per capire se tali liquidi usati come “combustibili” siano o meno dannosi per la nostra salute. la regola generale è che l’inalazione di qualunque corpo estraneo, anche se poi espulso, sia da evitare. Per la serie, il vizio del fumo, qualunque sia la sua variante, sarebbe bene che non facesse parte della nostra vita (anche per i costi). Detto questo, il fenomeno delle cosiddette “svapo” ha finito per coinvolgere anche i più giovani (il limite per l’acquisto è fissato a 18 anni). Segno evidente che, in qualche modo, si sia fatta largo l’idea che il liquido, in fondo, non faccia così male al nostro organismo. Tuttavia, meglio andarci cauti.

Sigarette elettroniche, fanno male sul serio? Cosa dicono gli esperti

A parte il fatto che alcuni liquidi contengano effettivamente delle quantità di nicotina, le sigarette elettroniche, in teoria, dovrebbero contribuire a ridurre inizialmente l’apporto di quelle tradizionali. E, in seguito, a disabituare i nostri sensi dall’assuefazione alla sigaretta e, quindi, al fumo. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che l’effetto contrario è più frequente di quello auspicato. Ossia, che i fumatori delle e-cig tornino più facilmente a fumare i pacchetti classici. Senza contare che alcuni esperti hanno riscontrato dei potenziali collegamenti fra le sigarette elettroniche e alcune particolari condizioni dei fumatori, quali manifestazioni d’asma, tosse in forma cronica e persino bronchite. Questo, chiaramente, ha rafforzato la corrente di coloro più scettici sulla neutralità dei liquidi delle e-cig sullo stato di salute dei nostri polmoni.

I dubbi degli esperti

Una domanda in realtà posta fin dal 2007, ossia quando le sigarette elettroniche sono entrate in commercio. Alcuni inquietanti dubbi sono emersi con un articolo pubblicato su Circulation Research, nel quale vengono messe in discussione le sostanze utilizzate per le e-cig. Gli autori dello studio spiegano come la composizione di tali liquidi, effettivamente, non sia pubblicamente nota. E, per questo, risulta difficile capire le eventuali ripercussioni sulla nostra salute. In pratica, non ci sarebbero strumenti sufficienti né per confermare né per escludere il loro contributo ad alcune patologie. Questo anche per la natura stessa delle sigarette elettroniche, realizzabili con liquidi e aromi diversi a seconda del fumatore. Altri studi hanno comunque parlato di emissione di sostanze tossiche e/o cancerogene durante l’uso, come l’acroleina e l’acetaldeide.

Al netto delle conferme necessarie, l’invito delle associazioni di categoria è sempre lo stesso: evitare di affidarsi a strumenti poco conosciuti (e conoscibili) per eliminare un vizio come quello del fumo. Meglio un percorso assistito e più consapevole.

 

(le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)