Casalinga, se il marito lavora si ha diritto alla pensione? La risposta non è scontata

Se il marito lavora, una casalinga ha diritto oppure no ad accedere alla pensione? Ebbene, la risposta non è scontata.

Attenzione, se il marito lavora oppure è pensionato, la moglie casalinga ha diritto oppure no ad accedere al trattamento pensionistico? Entriamo quindi nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.

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Foto © AdobeStock

Lavare, stirare, cucinare, mettere in ordine, spolverare e tanto altro ancora. Sono davvero tante le cose da fare in casa e che richiedono tempo e pazienza. Un vero e proprio lavoro, che non viene però retribuito. Lo sanno bene le casalinghe che ogni giorno si prendono cura della propria casa, senza ottenere nulla in cambio.

Al fine di pagare i vari beni e servizi in grado di soddisfare le proprie esigenze personali, però, è necessario sborsare del denaro. A proposito di entrate economiche, sono in molti a chiedersi se la moglie casalinga ha diritto oppure no ad accedere al trattamento pensionistico, nel caso in cui il marito lavori oppure sia a sua volta pensionato. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.

Casalinga, se il marito lavora si ha diritto alla pensione? Ecco tutto quello che c’è da sapere

Abbiamo già avuto modo di vedere assieme se la pensione casalinghe può essere richiesta anche dagli uomini. Sempre soffermandosi sull’importanza del ruolo della casalinga, inoltre, sono in molti a chiedersi se ha diritto oppure no ad accedere al trattamento pensionistico, nel caso in cui il marito lavori oppure sia a sua volta pensionato.

Ebbene, come è facile immaginare, non è possibile fornire una risposta a priori. Entrando nei dettagli è bene ricordare che una casalinga ha ovviamente diritto ad accedere alla pensione di vecchiaia all’età di 67 anni, se nel corso della sua vita ha anche lavorato, versando almeno 20 anni di contributi.

In alternativa, le donne interessate possono andare in pensione grazie al cosiddetto Fondo Casalinghe. Si tratta, in pratica, di un Fondo di Previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari.

A tale fondo possono iscriversi le casalinghe con un’età compresa tra i 16 e i 65 anni che possono così versare dei contributi volontari, il cui contributo minimo è pari a 26 euro al mese. In base all’importo dei versamenti, ovviamente, cambierà anche l’importo del trattamento pensionistico.

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In tutti gli altri casi l’unica alternativa è rappresentata dalla pensione sociale. Quest’ultima, però, spetta solo alle persone che versano in condizioni di reale disagio economico. Ne consegue, pertanto, che una casalinga non ha diritto a tale trattamento economico nel caso in cui abbia un marito che lavora o che a sua volta è pensionato. Allo stesso modo, nel caso in cui la donna dovesse rimanere vedova, avrà diritto solo alla pensione di reversibilità e non all’assegno sociale.