Spesa da remoto, attenzione: con lo smartphone si spende più

Riempire il carrello virtuale più del necessario. Uno studio conferma che facendo la spesa via smartphone, si spendono più soldi.

 

Alcune soluzioni per ovviare alle restrizioni dei tempi pandemici sono apparse decisamente comode. Il poter agire da remoto, senza doversi recare fisicamente in qualche luogo per svolgere determinate mansioni, ha finito per affascinare una discreta fetta di cittadinanza.

Spesa smartphone
Foto © AdobeStock

In effetti, una certa comodità c’è. Poter agire senza muoversi, ottenendo con pochi click quanto desiderato, è qualcosa di troppo appetibile per non fare almeno un tentativo. Senza dimenticare, ovviamente, che anche la consegna a domicilio genera lavoro. Un trend decisamente cresciuto durante e dopo il lockdown. Il problema, però, sorge nel momento in cui a prendere l’iniziativa non è più la ragione ma l’istinto. L’autoconvinzione che, effettivamente, quel carrello virtuale possa essere riempito senza troppi pensieri rispetto a quelle che, effettivamente, sarebbero le necessità. Un errore e non secondo una visione critica delle nuove (ormai nemmeno più tanto) tecnologie. A invitare a tenere il freno tirato sono gli esperti.

Non c’è niente di mirato né di parziale. A livello statistico, coloro che acquistano online attraverso il proprio smartphone, anche la stessa spesa alimentare, tendono a spendere di più di quanto in realtà non serva. Una sorta di sganciamento dai freni inibitori che, a fronte di una procedura di acquisto facilitata rispetto al ragionamento lungo gli scaffali del supermercato, porta a esasperare la spesa. Eliminando, di fatto, i vantaggi della comodità di procedere senza muoversi da casa. In questo senso, vale la pena riflettere un momento. Se non altro per calibrare al meglio (o per la precisione in modo migliore) il nostro budget coi nostri bisogni.

Spesa via smartphone, perché (secondo gli esperti) non si risparmia

A suonare il campanello d’allarme è un gruppo di ricercatori tedeschi. La quale, analizzando i dati relativi agli acquisti online, non solo per quel che riguarda la spesa alimentare, ha individuato una spesa superiore del 58% rispetto a quanto si spenderebbe recandosi in negozio. Secondo i ricercatori, infatti, lo smartphone andrebbe a distrarre i clienti del supermercato o del negozio, inducendoli quindi a un acquisto meno oculato. In questo senso, non varrebbe nemmeno la lista della spesa: il cellulare sembra come annullare la pianificazione, mostrando un campionario di offerte apparentemente più vasto e, quindi, meno catalogabile rispetto al supermercato di fiducia. In sostanza, a fronte di una sostanziale distrazione, come se si stesse usando una qualsiasi applicazione, i clienti sarebbero indotti a riempire maggiormente il carrello.

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Una serie di acquisti extra dovuti a una sostanziale leggerezza procedurale. Il tutto correlabile a una sorta di meccanismo inconscio. Secondo gli esperti, infatti, un negozio online può annoverare uno scaffale virtuale da oltre 10 mila prodotti unici. Il che, di fatto, va al di là di qualsiasi contemplazione consapevole per il cervello umano. Il quale, per questo motivo, andrebbe a eseguire la scansione in modo diverso rispetto a quello che accadrebbe “in presenza” all’interno di un negozio. Un dato confermato anche da uno studio pubblicato dal Journal of Marketing, che ha analizzato i dati relativi alla clientela di un supermercato reale e di uno virtuale. Non solo gli acquisti ma anche il ragionamento sulle varie necessità procedeva in modo differente. E se questo vale per la spesa alimentare, figurarsi sugli altri beni.