Pensione di reversibilità, non è per sempre: questi fattori sono decisivi

Anche la pensione di reversibilità potrebbe ritrovarsi a fare i conti con il fattore tempo. E non solo per il coniuge superstite.

 

Pochi i reali punti saldi del tema pensioni. Specie in questo momento storico Uno di questi riguarda la cosiddetta pensione di reversibilità, assegnata ai familiari superstiti di un determinato beneficiario.

Pensione reversibilità durata
Foto © AdobeStock

Apparentemente, una procedura che poggia su una logica semplice: nel momento in cui un pensionato dovesse mancare, parte di quanto percepito nel proprio trattamento andrà elargito al suo nucleo familiare. O, comunque, ai più stretti parenti ancora in vita. In realtà, per quanto negli anni tale sistema sia stato ampiamente utilizzato, nemmeno questa strategia pensionistica manca di poggiare su requisiti base fondamentali. Le variazioni fra un caso e l’altro sono piuttosto minime. Più importanti le prerogative generali che animano la misura, essenziali affinché il coniuge o un altro parente continuino a ricevere la pensione del proprio congiunto. O quantomeno parte di essa.

Chiaramente, il passaggio al superstite non andrà a definire l’intera procedura. Bisognerà infatti considerare la presenza di figli o di altri componenti del nucleo familiare risultanti a carico fiscale della persona deceduta. Ad esempio un parente disabile, magari anche un figlio stesso. Situazioni che costituiscono altrettante variabili temporali: in alcune circostanze, l’indennità percepita sarebbe vita natural durante. In altri casi, invece, occorrerà valutare altri fattori, tali da determinare il decadimento della reversibilità in un tempo decisamente più esiguo.

Pensione di reversibilità, incognita durata: le situazioni caso per caso

Al di là di tutte le tematiche che attraversano trasversalmente il macro-argomento delle pensioni, sulla reversibilità sembra esserci perlomeno un’impostazione generale di base in grado di accordare tutti. E anche le variabili sulla sua durata sono piuttosto chiare, andando in relazione alla tipologia di beneficiario che andrà a ereditare il trattamento pensionistico del congiunto deceduto. Per quel che riguarda il coniuge, almeno in teoria, non dovrebbero verificarsi incongruenze: resta la possibilità di un taglio pari al 50% dell’assegno percepito ma, per quanto riguarda la durata, non sussistono dubbi. La pensione di reversibilità sarà erogata a vita. Peraltro, nemmeno il taglio è conseguenza diretta. L’unica circostanza che potrebbe portarlo sarebbe la presenza di redditi tanto elevati da far operare la sforbiciata.

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Se il coniuge in questione dovesse sposarsi nuovamente, la misura verrebbe meno. Comunque non prima che siano trascorsi 24 mesi, al termine dei quali la rimanenza verrà erogata in un’unica soluzione. Per quel che riguarda i figli, invece, la reversibilità è sì prevista ma solo fino al compimento della maggiore età. Fino a 26 anni, invece, per chi dovesse decidere di proseguire gli studi iscrivendosi all’università. Diverso il discorso per gli inabili: la prole, in questi casi, continuerebbe a ricevere l’indennità anche una volta superata la maggiore età. Circostanza che potrebbe variare qualora subentrino novità in grado di rideterminarne il reddito e costituire un’uscita dal carico fiscale sul coniuge superstite. Ad esempio, in caso di matrimonio. Il carico fiscale farà fede anche per genitore, fratelli e sorelle: se le condizioni che hanno garantito l’accesso alla reversibilità saranno mantenute, l’assegno continuerà a essere corrisposto. Al netto delle novità attese per il prossimo anno.