L’occhio del Fisco non ci perde mai di vista: questa l’incongruenza che fa scattare i controlli

I controlli del Fisco scattano al minimo rilevamento di incongruenze e anomalie. Tutti i contribuenti sono in pericolo, scopriamo qual è la possibile difesa.

Siamo tutti nel mirino del Fisco e basta un dettaglio collegato al numero 20 venti per finire nella rete dei controlli e rischiare sanzioni.

Fisco controlli
Adobe Stock

Le armi nelle mani del Fisco per combattere l’evasione fiscale sono validi strumenti per individuare ogni piccolo errore, dimenticanza, incongruenza. Il mirino è puntato sulla dichiarazione dei redditi, sulle richieste di Bonus e agevolazioni, sui conti correnti e ogni tipo di transazione di denaro. Nel momento in cui uno spostamento di soldi dovesse destare sospetti scatterebbero le verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate. I rischi di controlli e sanzioni, poi, sono ancora più elevati qualora i guadagni risultassero inferiori alle spese. Chi spende più di quanto dichiara deve preoccuparsi perché non passerà molto tempo da quando il Fisco chiederà spiegazioni. E avvalersi della facoltà di non rispondere non è ammesso.

Il Fisco controlla spese e guadagni, quando scattano i controlli

Riuscire a capire quali sono i comportamenti da seguire non è semplice per i contribuenti. Da una parte bisogna far girare l’economia e quindi è giusto spendere qualche soldo extra. Dall’altra parte, però, chi spende troppo finisce nel mirino del Fisco e si troverà costretto a giustificare i movimenti nonché a indicare la provenienza del denaro.

Il vero problema nasce nel momento in cui le spese sono maggiori dei guadagni dichiarati all’Agenzia delle Entrate. Se sul conto ci sono 2 mila euro e si acquista un’auto da 10.000 è logico comprendere come il campanello di allarme scatterà immediatamente. La disparità non è fonte di controllo solo se si tratta di grandi somme. Anche 50 euro potrebbero far indispettire il Fisco se si tratta di una ennesima spesa sopra le righe e convincere l’Agenzia che si tratta di un regalo, una vincita, una donazione, di soldi messi da parte non è semplice. Non basterà dire qual è la provenienza del denaro ma bisognerà mostrare prove a sostegno di quanto detto.

Tra accuse e difesa, come bisogna muoversi

Tutto parte dal dato reddituale in possesso dell’Amministrazione finanziaria. Il Fisco conosce ogni guadagno dei contribuenti, ogni entrata, ogni spesa. Come detto le armi in suo possesso sono tante e potenti. Ciò che occorre sapere è che i controlli scattano nel momento in cui viene rilevata una differenza tra guadagni e spese superiore al 20%. Nello specifico le uscite devono superare di 20 punti percentuali le entrate.

Nel calcolo di questa differenza concorrono i consumi riferiti ad esempio ai generi alimentari, ai prodotti per la casa, all’istruzione, ai mobili ed elettrodomestici, gli investimenti, il risparmio e le spese per eventuali trasferimenti. Dal reddito dichiarato dipenderà, dunque, la decisione del Fisco di avviare controlli oppure no. Ad aiutare nell’individuazione dei possibile evasori un algoritmo che confronta i dati che ha a disposizione grazie a diversi database per calcolare la differenza del 20%.

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L’unico modo per far finire subito i controlli è dimostrare la provenienza lecita del denaro. La documentazione di un’eredità, l’atto notarile di una donazione, la titolarità di un fondo risparmio, ogni entrata e uscita dovrà poter essere giustificata mediate prove certe e cartacee (o elettroniche). Se così non fosse si incorrerebbe in sanzioni, interessi e anche al pignoramento dei beni.