Pensione, la mossa che conviene: non c’è solo l’aumento

L’assegno straordinario come scivolo alla pensione conviene oppure no? In realtà dipende dai casi ma anche dai requisiti maturati.

 

Parlare di pensioni, in Italia, equivale a toccare un tasto rovente. Sia perché, per paradosso, vengono pagate più queste che gli stipendi, sia per la mancata (ma attesa) riforma che avrebbe dovuto permettere il rimpiazzo di Quota 102.

Pensione assegno straordinario
Foto © AdobeStock

Il problema principale è stato chiaramente legato alla crisi di Governo, che ha di fatto impedito la convergenza sul piano di riforma del sistema pensionistico. È pure vero, però, che anche prima del naufragio dell’esecutivo, il discorso sulla misura che avrebbe dovuto prendere il posto di Quota 102, già di per sé un sistema tampone, era già ampiamente impantanato. Il che, di fatto, ha portato lo scenario che si temeva: il ripristino dei dettami della Legge Fornero nel loro quadro originario. La perequazione automatica, come abbiamo visto, porterà all’aumento degli assegni a partire da gennaio, con qualche anticipo già a ottobre per i redditi meno elevati. Dal 2023, però, ci si ritroverà a fare i conti con il sistema pensionistico pre-Quota 100, rendendo improvvisamente più allettante la prospettiva di un pensionamento anticipato per chi ne avrà la possibilità.

Una decisione mai troppo semplice, se non altro per la necessità di dover aspettare qualche anno (ossia il raggiungimento dell’età in cui scatterà la pensione a tutti gli effetti) per ottenere l’assegno nella sua interezza. Detto questo, a fronte di un’ulteriore dilazione dei tempi, più di qualcuno potrebbe optare per questa soluzione, magari tramite lo strumento dell’assegno straordinario. Una misura che consente di ottenere la propria pensione fino a 5 anni prima della naturale data, ricevendo di fatto un sostegno al reddito valido fino al raggiungimento dei requisiti standard. Sistema destinato però solo ad alcuni contribuenti e solo a patto di soddisfare determinate prerogative.

Assegno straordinario: a chi conviene come forma di pensione anticipata

Per quel che riguarda l’assegno straordinario, il primo passo è capire se convenga realmente, perlomeno rispetto agli attuali standard della pensione. Diverse tipologie di lavoratori possono rientrare fra i beneficiari ma altrettanti coloro che rischiano di restarne fuori. La principale valutazione riguarda l’effettiva capacità di raggiungere i requisiti richiesti. Ossia 67 anni di età e almeno 20 di contributi per la pensione di vecchiaia. L’assegno in questione permette uno sganciamento fino a 5 anni prima ed è destinato esclusivamente ai dipendenti di aziende che hanno avviato (o che avvieranno) dei piani di ristrutturazione degli organici o di riorganizzazione aziendale, sempre che queste siano destinatarie dei Fondi di solidarietà. Costituisce quindi a tutti gli effetti uno scivolo di accompagnamento alla pensione vera e propria, che andrà a decorrere dal mese successivo a quello in cui il rapporto di lavoro cessa.

La convenienza

Da quel momento, il pensionando andrà a ricevere un importo costante, valido fino al mese precedente a quello del pensionamento effettivo. Il vero vantaggio è legato alla contribuzione. L’assegno straordinario, infatti, può essere conveniente per i lavoratori a tempo indeterminato che hanno accumulato già numerosi anni di contribuzione. Oppure a coloro che, anche a fronte di pochi mesi rimasti di lavoro, abbiano chiesto il passaggio da part-time a full-time, il quale consentirebbe parimenti una maggiore contribuzione. Anche perché questa verrebbe versata in rapporto all’ultima retribuzione percepita, alzando quindi automaticamente l’assegno.

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Due opzioni

Resta da capire la convenienza in base alla possibilità di valorizzare la propria posizione individuale tramite forme di previdenza complementari. Con l’assegno straordinario, si può optare fra un riscatto del 50% dell’importo maturato, oppure per un riscatto posticipato con aliquota agevolata del 15%. Una valutazione a discrezione del pensionando in base alle quote maturate. Unico limite, la titolarità di un assegno ordinario o pensione di invalidità: in questi casi, l’assegno straordinario non potrà essere richiesto.