Motori sfasciati, automobilisti furiosi: la truffa del carburante “annacquato”

La truffa del carburante misto ad acqua miete molte vittime. Ecco come funziona e quali automobilisti rischiano di più.

 

Non è mai stato semplice contrastare il mondo delle truffe. Sia per la vastità delle strategie criminali che per la loro applicazione nei contesti più abitudinari, da un pagamento online alla semplice guida della propria auto.

Carburante truffa
Foto © AdobeStock

In molti ricorderanno le tecniche truffaldine pensate per estorcere denaro altrui messe in atto tramite le automobili. Dalla famigerata “truffa dello specchietto” (un piccolo urto calcolato al millesimo per indurre il malcapitato a credere di aver tamponato per sua responsabilità) alle uova contro il parabrezza. Vere e proprie strategie messe a punto per ottenere denaro nell’immediato, a scapito di automobilisti onesti. Tuttavia, le mosse dei truffatori possono essere anche più sopraffine ed elaborate, andando a colpire mercati ben più vasti di quelli della strada. Basti pensare al modo di agire delle cosiddette “Petrol mafie”, ossia organizzazioni criminali che importano carburante di contrabbando allo scopo di alterarne la composizione molecolare e ottenerne guadagni proporzionati.

Questo per una ragione molto semplice: il carburante, per così dire, annacquato, danneggia irreversibilmente il motore, innescando di conseguenza degli effetti a catena anche su altri settori. Un fenomeno che, a quanto pare, ha visto i suoi albori in zone al confine sloveno, tappa praticamente di routine per la maggior parte delle autocisterne che trasportano petroli di contrabbando. Autobotti che, sembra, vadano a rifornire soprattutto le cosiddette “pompe bianche”, ossia senza marchio. Quindi non appartenenti alle case petrolifere più famose. Il che dà da pensare. Nel senso che, in situazioni ordinarie, a poche persone verrebbe in mente di rifornirvisi. Diverso il discorso in un momento storico in cui si cerca innanzitutto il risparmio.

La trappola del carburante annacquato: colpa (anche) dei rincari

Un circolo vizioso. Si cerca il risparmio e si commette un errore. Cosa fin troppo frequente in casi di emergenza, in cui la necessità di ammortizzare le spese porta sovente a optare per qualità minori. Il problema è che, proprio in situazioni di questo tipo, subentrano coloro che cercano di approfittarsi delle condizioni di disagio del prossimo, cercando di tirar su denaro nei modi più impensabili, anche quelli illegali. Il quadro dei rincari non ha certo aiutato a scansare le truffe. Anche le grandi città, infatti, sono finite nel mirino dei criminali, che puntano proprio sulla volontà degli automobilisti di ricercare pompe di carburante il più lontane possibile dai 2 euro al litro. Chiaramente, nel momento in cui si opta per una “pompa bianca”, bisogna mettere in conto il fatto di aver a che fare con un contest odi minor sicurezza.

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Il problema è che finire in un raggiro di questo tipo non significa solo rimetterci i 20 euro del rifornimento. Gli automobilisti rimasti in trappola, infatti, hanno iniziato a sperimentare tutti le stesse problematiche, soprattutto a livello meccanico. Fino a restare in panne. Per ognuno di loro, il responso è stato speculare. Ossia, carburante misto ad acqua (o altri additivi) come causa del problema. Il quale, molto spesso, si tramutano in guai irrisolvibili in quanto tale miscela non è certo un toccasana per i motori. Stando agli inquirenti, che hanno ricevuto oltre mille segnalazioni in pochissimi mesi, a rischiare di più sono i sistemi di carburazione senza sensori. Quindi prive di quei meccanismi di protezione che segnalano per tempo anomalie e disagi. L’ennesima faccia della crisi.