Pignoramento, cosa e quanto può prendersi il Fisco: iniziano dall’auto

L’Agenzia delle Entrate può procedere al pignoramento, anche se solo a determinate condizioni. Ecco quali sono i limiti da rispettare.

 

Maturare debiti fiscali non significa automaticamente ritrovarsi di fronte al rischio di pignoramento. Almeno non nell’immediato. Sta di fatto che la regolarità nei pagamenti al Fisco rappresenta una necessità proprio per evitare guai peggiori.

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L’Agenzia delle Entrate, infatti, può spingersi fino ad azioni come il recupero dei crediti tramite azione di pignoramento. Il tutto, chiaramente, nel caso in cui gli arretrati si accumulino senza che il contribuente faccia i propri passi per rimettersi in carreggiata. Nello specifico, la richiesta di rateizzazione o le procedure di ravvedimento operoso. In tal modo, infatti, si andrebbe a regolarizzare la propria posizione incappando in interessi o sanzioni solo sulle rate non pagate. Questo vale in senso generale. Ad esempio, qualora il prossimo Governo dovesse decidere per una nuova misura di pace fiscale alla stregua del Saldo e stralcio avvenuto di recente, chiaramente le procedure saranno speculari.

Il pignoramento scatterà solo dopo una serie di tentativi andati a vuoto. Innanzitutto, l’Agenzia delle Entrate provvederà a un avviso bonario, ossia una comunicazione di mancato pagamento, con possibilità di assolvere all’onere senza incorrere in sanzioni, anzi, potendo beneficiare di un metodo ad hoc per ammortizzare l’esborso. Qualora anche tale avviso dovesse cadere nel vuoto, l’Agenzia delle Entrate procederà con l’invio della cartella esattoriale, con sessanta giorni di tempo per assolvere al proprio onere. Pena l’utilizzo di ulteriori metodi di riscossione, a cominciare dal fermo dell’auto fino al pignoramento sui beni mobiliari e immobiliari.

Pignoramento, quando scatta e quanto può prendersi l’Agenzia delle Entrate

Saranno gli ufficiali giudiziari a procedere con il cosiddetto decreto ingiuntivo, con atto di pignoramento che verrà notificato e, di conseguenza, avvierà il procedimento di pegno su alcuni beni di particolare valore intestati o di proprietà del debitore. La pretesa sarà soddisfatta tramite il ricavato della vendita di questi beni. Per quanto riguarda i debiti fiscali, tuttavia, il pignoramento non potrà mai riguardare la prima casa, in quanto bene impignorabile a norma di legge. Per quanto riguarda il conto corrente, invece, l’azione potrà essere differente. L’Agenzia delle Entrate potrà richiedere alla banca di impedire al proprio correntista di prelevare denaro dal conto. Affinché si proceda al pignoramento su questo, tuttavia, occorrerà la convergenza di tre elementi. Innanzitutto un titolo esecutivo e, in secondo luogo, un atto di precetto e quello di pignoramento.

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Qualora sul conto corrente non ci fossero soldi, si procederebbe lo stesso con il blocco di eventuali accrediti. Per quel che riguarda i beni mobili, solo alcuni non figurano fra quelli pignorabili. Si tratta della fede nuziale, di oggetti sacri, commestibili, decorazioni al valore e animali da compagnia, oltre a eventuali strumenti di lavoro necessari alla sussistenza del debitore. Lo stesso vale per gli strumenti che garantiscono l’esistenza economica del debitore. Chiaramente, il pignoramento può essere eseguito anche per quel che riguarda i pensionati. In quel caso si agirebbe sul trattamento pensionistico di cui il contribuente è titolare. Esiste anche un limite vitale non pignorabile, pari a 690,42 euro, da garantire per la sopravvivenza.